giovedì 9 luglio 2009

Chimica: Eni ferma Porto Torres dal primo agosto 2009


Parole e Fatti in sequenza


2 gennaio 2009.
Cappellacci: «Ci batteremo con determinazione - ha aggiunto Cappellacci - per difendere e tutelare le oltre 6.000 buste paga».

18 marzo 2009. Chimica, tremila buste paga in salvo. Ugo Cappellacci, sorride all’accordo: «Siamo soddisfatti e non avevamo dubbi sul fatto che gli impegni che erano stati assunti dal governo e in particolare dal ministro sarebbero stati rispettati. Speriamo», prosegue Cappellacci, «che questa notizia sia di buon auspicio per altre che riguardano le situazioni di sofferenza dell’apparato produttivo isolano».

28 marzo 2009. Sartor lascia, colpo mortale per la chimica.

31 marzo 2009. Chimica, accordo Salvi tremila operai. L’accordo mette in salvo oltre tremila lavoratori del polo petrolchimico isolano, fino a ieri in bilico. Soddisfatta la Regione: «È il risultato di un lavoro di squadra», ha detto il governatore Cappellacci.
«Siamo molto soddisfatti», commenta il governatore, Ugo Cappellacci, «siamo arrivati all’obiettivo grazie soprattutto al lavoro del presidente Berlusconi e del ministro Scajola».

2 aprile 2009. «Entro sei mesi il Piano di sviluppo».Cappellacci ha annunciato di aver chiesto «al Governo che attivi presto il tavolo nazionale sulla chimica, vigileremo sul ruolo dell’Eni», ha detto, «perché disimpegnarsi dall’industria chimica non è più accettabile».

30 aprile 2009. Cappellacci incontra Scajola: il rilancio di Porto Torres e Assemini è strategico. Scajola ha spiegato a Cappellacci che è in contatto costante con i vertici dell’Eni “per trovare una soluzione congrua che soddisfi tutte le esigenze, da quelle di carattere imprenditoriale a quelle dei lavoratori e dei territori”.

14 maggio 2009. Ore 9: blitz di Cappellacci al petrolchimico.

15 maggio 2009. Cappellacci: ”oggi stesso il ministro dello Sviluppo Economico Scajola per chiedergli che entro questo mese l’Eni presenti il piano di sviluppo della chimica’.

15 maggio 2009. Cappellacci: «La Sardegna non perderà la chimica».

16 maggio 2009. «Il petrolchimico resterà in Sardegna» Ho chiesto al governo di avviare l’iter di commissariamento della Vinyls: l’amministrazione straordinaria consentirebbe di salvare le buste paga e di pensare al rilancio del ciclo del clorosoda.

16 maggio 2009. Nella partita con Sartor, ha assunto un atteggiamento inaccettabile», tuona il governatore. Il messaggio è diretto ai tremila sardi che rischiano il posto: «Sono pronto a incatenarmi con voi e a mettermi a capo della protesta nei confronti delle istituzioni nazionali e dell’Eni, se gli impegni assunti non verranno rispettati».

21 maggio 2009. “Io sono qui per confermarvi – ha dichiarato Cappellacci – che la Regione difenderà il petrolchimico. Ho chiesto formalmente al ministro Scajola di avviare l’iter di commissariamento di Vinyls e di attivare il processo che porti all’apertura di un tavolo di lavoro che riguardi tutte le problematiche industriali dell’isola”.

22 maggio 2009. Cappellacci: “chiamerò il ministro dello Sviluppo Economico Scajola per chiedergli che entro questo mese l’Eni presenti il Piano di sviluppo della chimica”.

4 giugno 2009. Chimica, salvataggio più vicino. La giunta cappellacci soddisfatta: «Risulta fondamentale che il Governo assuma un ruolo chiave per consentire l’ammissibilità della proposta Vinyls Italia alle procedure di amministrazione straordinaria».

7 giugno 2009.«Serve un tavolo con il Governo”.

18 giugno 2009. Eni, 700 milioni per salvare la chimica.

19 giugno 2009. «L’avevamo detto: stiamo lavorando con determinazione nell’interesse della struttura produttiva sarda. Siamo stati di parola»

25 giugno 2009. «Salviamo i posti della chimica» Cicu: il Governo abbasserà le tariffe energetiche.

8 luglio 2009. Chimica: Eni ferma Porto Torres dal primo agosto.L’ha annunciato il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci, spiegando di aver ricevuto la comunicazione con un brevissimo preavviso.

Ugo Cappellacci, ora fai come hai promesso il 16 maggio 2009 a Porto Torres: incatenati insieme agli operai.

venerdì 26 giugno 2009

Bonus di 5mila euro per cinque anni ai disoccupati sardi


LE PAROLE
mercoledì 28 gennaio 2009 - Il Giornale (Stefano Filippi)

L’anti-Soru ti guarda in faccia quando parla e non veste in velluto da «padrone che si finge servo», come dice Gavino Sanna. «Sono una persona normale», dice Ugo Cappellacci, candidato del centrodestra alla guida della regione Sardegna, in una pausa del tour de force elettorale. «Lei non ha idea di quanto bisogno abbia oggi la Sardegna di tornare alla normalità. La gente che incontro ai comizi e agli incontri me lo ripete: finalmente uno come noi. A pensarci bene è un fatto drammatico».

Perché?
«Siamo in un periodo buio. Mi dispiace che la campagna elettorale sia così corta, perché desidero veramente parlare con ciascun sardo e ascoltarlo guardandolo negli occhi. Voglio incontrare più persone possibile e continuerò a farlo anche dopo il voto».

È stato Soru ad accelerare i tempi: voleva mettervi in difficoltà?
«Il più in difficoltà era lui. In questo modo ha saltato a piè pari primarie, processi interni, accordi, mediazioni e compromessi ai quali sarebbe dovuto arrivare nel Pd e con i suoi alleati. Giochino tipico di chi è incapace di fare gioco di squadra».

Secondo lei ha voluto evitare gli imbarazzi giudiziari dell'inchiesta Saatchi?
«Certo. E ha pure cercato di rivoltare le accuse parlando di miei guai con la giustizia che non esistono. A differenza sua, non ho scheletri nell'armadio».

Hanno contestato la sua idea di un bonus di 5.000 euro per ogni disoccupato.
«In realtà sono 25mila, 5.000 per cinque anni».

Da ex bocconiano la ritiene una promessa realizzabile?
«Le risorse ci sono, è come un assegno che il disoccupato potrà spendere presso il nuovo datore di lavoro che godrà di sgravi o crediti. È un modo per aumentare redditi e consumi, rimettere in moto l’economia e ridare fiducia alla gente. Prima di ridistribuire il reddito, come predica la sinistra, bisogna produrlo».

La regione non ha adottato una misura analoga?
«Nel deliberificio di fine legislatura ha infilato anche un bonus di un anno per 600 disoccupati. Ma il nostro è un intervento strutturale di cinque anni per 40mila persone: mi pare una bella differenza. È un provvedimento importante che adotteremo in tempi rapidi per dare il doppio segnale di cambiamento rispetto al passato e di fiducia nel futuro. In questa fase c’è bisogno di cambiare, come ha dimostrato il voto negli Stati Uniti: Obama è una scelta di discontinuità».

Altri interventi da attuare nei primi 100 giorni?
«Faremo ripartire i cantieri delle nuove infrastrutture e interverremo sul Piano paesaggistico: la politica ambientale integralista ha bloccato ogni forma di sviluppo e fatto perdere competitività al nostro turismo».

Modificherete il Ppr?
«Apriremo subito un tavolo con tutti i soggetti interessati per individuare le criticità della normativa, e non ci vorrà molto perché ci stiamo sbattendo il muso da tempo. Poi rimuoveremo al più presto assurdità e storture».

Ne citi una.
«Oggi per ristrutturare una casetta nell’agro devi essere un latifondista. È una follia. Chi possiede un solo ettaro di terra ha le mani legate, e già un ettaro è una bella superficie».

Soru dice che siete il partito del mattone.
«Soru è il campione della falsificazione. Se lui pensa che qualcuno immagini realmente di bruciare lo straordinario patrimonio ambientale della Sardegna, offende la sua intelligenza più che quella altrui. Lui ha preso la rigida normativa italiana e comunitaria, ottime leggi, e ha buttato tutto nel pentolone. Come diceva Fantozzi?».

Una boiata pazzesca.
«Appunto. Soru crede che per fare una buona zuppa basti andare al mercato e comprare il pesce migliore. Il problema non sono gli ingredienti ma il cuoco. Noi riteniamo di saper cucinare in modo più sapiente ed equilibrato di loro, che sono dei mistificatori. Peraltro è curioso che accanto alla politica di tutela integrale Soru abbia previsto il meccanismo delle intese, che lascia ogni decisione in capo a una sola persona che fa e disfa a proprio uso e consumo».

Cioè egli stesso?
«Anche a sinistra ci sono molti delusi dell’amministrazione Soru, un uomo solo al comando. All’egoismo solitario preferisco la solidarietà e la coesione, all’idea di comando quella di bene comune. Porterò aria nuova e forze vive per ricomporre i cocci dopo i disastri combinati da una politica assurda».

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=324252

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I FATTI - martedì 23 giugno 2009 - altravoce.net (Lilli Pruna)

Niente bonus per i disoccupati neppure nel collegato alla Finanziaria

È tempo di domande. Non si può pensare che sia legittimo farle solo in campagna elettorale. Si potrebbero comunque riproporre anche le domande poste proprio in campagna elettorale alle quali sono state date risposte apparentemente ferme e chiare. Intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5, Cappellacci aveva illustrato le priorità di intervento dei suoi primi 100 giorni di governo nel caso fosse stato eletto. Si possono leggere tuttora nel suo sito. Vediamole. «Nei primi cento giorni, se sarà eletto, cosa farà?», chiedeva Belpietro. «Nei primi cento giorni, prima di tutto il bonus per i disoccupati. Questo per consentire le assunzioni a condizioni agevolate. Poi un importante intervento sulla sanità: abbiamo previsto di dimezzare le liste di attesa, attualmente veramente insostenibili. Quindi subito l'avvio di un tavolo di confronto con il Governo per rilanciare le grandi opere in Sardegna: abbiamo necessità di infrastrutture sulla mobilità, siamo indietro con i cantieri. È necessario far ripartire la macchina in modo tale che anche l'economia possa ricominciare a girare.» Se qualcosa in Sardegna ha ricominciato a girare non credo sia l'economia... I risultati delle elezioni europee e dei referendum fanno pensare a qualche altro tipo di giramento. Comunque, le dichiarazioni rilasciate da Cappellacci devono essere state prese sul serio dagli elettori sardi, quindi è legittimo chiedergli di spiegare perché le ha già tradite.

Allora, Presidente Cappellacci, dov'è finito il bonus di 5.000 euro per tutti i disoccupati? Lo ha spacciato per priorità assoluta, gemendo per la sorte dei 190 mila disoccupati della Sardegna che sembravano contati personalmente uno per uno, e adesso che fa, delude 190.000 persone tutte in una volta? «Le politiche del centrodestra e le proposte del nostro programma di governo, per contrastare la disoccupazione, hanno l'obiettivo di affrontare in modo deciso il problema.» Sono ancora parole sue, Presidente Cappellacci: i disoccupati stanno facendo la muffa, dove sono le politiche che affrontano in modo deciso il problema della disoccupazione? Non si sforzi, basta che mantenga le promesse: il bonus di 5.000 euro per tutti i disoccupati per 5 anni.

In un'intervista di Stefano Filippi sul "il Giornale", lei aveva assicurato che si trattava di una proposta assolutamente ragionevole e realizzabile. «Hanno contestato la sua idea di un bonus di 5.000 euro per ogni disoccupato», osservava Filippi. «In realtà sono 25mila, 5.000 per cinque anni», puntualizzava Cappellacci. «Da ex bocconiano la ritiene una promessa realizzabile?», domandava Filippi. «Le risorse ci sono, è come un assegno che il disoccupato potrà spendere presso il nuovo datore di lavoro che godrà di sgravi o crediti. È un modo per aumentare redditi e consumi, rimettere in moto l'economia e ridare fiducia alla gente. Prima di ridistribuire il reddito, come predica la sinistra, bisogna produrlo», concludeva sagacemente Cappellacci. Bene, visto che le risorse ci sono perché non c'è il bonus per i disoccupati? Nella finanziaria non c'è, e neppure nel disegno di legge di integrazione della finanziaria appena approvato.

Finchè Cappellacci non dirà pubblicamente che cosa intende fare di questo bonus continueremo a fargli la stessa domanda, proprio come Giuseppe D'Avanzo con le squallide questioni che riguardano Berlusconi. La promessa dei 5.000 euro per tutti i disoccupati è stata una mossa da imbonitore privo di scrupoli, da politicante disonesto, da sfida infima, e non faremo passare sotto silenzio l'inganno di uno slogan tanto miserabile. A tutti i disoccupati che ci capiterà di incontrare ricorderemo la promessa di Cappellacci ma anche il vuoto e il silenzio totale nel quale è stata fatta cadere. Perché la questione vera è una sola: non si può più accordare alla politica un diritto alla menzogna che non è concesso neanche ai bambini (l'ha scritto Erri De Luca diversi anni fa ed è ancora così).

http://www.altravoce.net/2009/06/23/slogan.html

domenica 26 aprile 2009

G8 : ogni commento è superfluo

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L’intuizione di Soru e l’aiuto di Prodi


24 aprile 2009 - La Nuova Sardegna di Piero Mannironi

Dopo la partenza della Us Navy l’ex presidente della Regione pensò al summit come motore per la riconversione economica dell’arcipelago. Quando il Cavaliere tornò al governo mostrò subito i suoi dubbi sulla scelta e propose di spostare il G8 a Napoli. Ma poi l’ipotesi del trasferimento rientrò.

Per “liberare” La Maddalena dalla Us Navy, Renato Soru le aveva tentate tutte. Aveva perfino chiesto aiuto al “superfalco” Edward Luttwak, influente consulente del National Security Council e del Dipartimento di Stato americano. Ma forse neppure Soru si aspettava che Washington ritirasse così in fretta dalla Sardegna i suoi micidiali sommergibili a propulsione nucleare.

Soprattutto perchè il Pentagono aveva già stanziato circa settanta milioni di dollari per ristrutturare e potenziare la sua base nell’arcipelago. Insomma, per il governatore era una battaglia di principio, quindi sacrosanta da combattere, ma realisticamente anche una “mission impossible”. E invece, nel novembre del 2005, il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld sorprese perfino il “fedelissimo” ministro Antonio Martino (detto anche l’Americano) che si trovava in visita a Washington. Gli disse infatti, con la sua proverbiale rudezza: "Basta, ce ne andiano dalla Maddalena entro un anno".
I comunicati ufficiali parlarono di un’ipotesi sulla quale Italia e Usa discutevano da tempo, ma la verità è che Martino rimase molto contrariato per essere stato informato in quel modo molto sbrigativo, senza alcun preavviso. Proprio lui che ci aveva messo la faccia, politicamente parlando, per difendere il progetto di ampliamento della base della Us navy nell’arcipelago maddalenino.

Per Soru una straordinaria vittoria politica, ma paradossalmente anche una grossa grana. Bisognava infatti inventarsi subito un qualcosa per compensare la perdita degli introiti garantiti dalla Us Navy alla Maddalena. Di più: era fondamentale trovare immediatamente un’idea forte per mettere in moto rapidamente il processo di riconversione economica dell’arcipelago che, affrancato finalmente dalla servitù delle stellette, poteva finalmente pensare a costruire un futuro fondato sul turismo ecocompatibile.

E l’idea di chiedere di ospitare il G8 alla Maddalena venne subito a Renato Soru. C’era una serie di circostanze favorevoli che giocavano a suo favore. Prima di tutto il fatto che il summit dei rappresentanti degli otto paesi economicamente più forti del mondo era stato assegnato all’Italia nel 2009 e che, quindi, esisteva un margine di tempo abbastanza congruo per recuperare le aree militarizzate e organizzare l’evento. D’altronde, l’unica vera concorrenza era rappresentata da Ischia. Poi, la coincidenza di avere un amico a Palazzo Chigi, quel Romano Prodi che aveva creduto in lui come governatore della Sardegna.
Soru cominciò così a tessere la sua rete diplomatica. Approfittando di un convegno internazionale a Cagliari, l’ex presidente della Regione espose la sua idea a Enrico Letta, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Il primo passo era fatto.

Letta, infatti cominciò a parlare della possibilità di organizzare il G8 alla Maddalena con il ministro della Difesa Artuto Parisi e con quello degli Esteri Massimo D’Alema. Nessuna opposizione. Anzi. La questione venne posta allora sul tavolo di Prodi che capì subito quali erano gli effetti che Soru voleva raggiungere: trasformare il volto della Maddalena con una cascata di milioni euro, forniti dal governo attraverso procedure semplificate e accelerate, e poi fare uno spot promozionale planetario per l’arcipelago.
Si dice che il pressing esercitato in quei mesi da Soru per far camminare il “progetto G8” sia stato asfissiante e allo stesso tempo molto discreto. L’ex governatore, infatti, sapeva molto bene che, in questi casi, esistono regole non scritte alle quali non si può venir meno. E cioé: c’è chi raggiunge l’obiettivo e c’è chi, invece, deve incassare la cambiale del merito politico.

Il 13 giugno di due anni fa ecco dunque la svolta. In una colazione di lavoro a Roma, alla quale partecipano Prodi, Soru ed Enrico Letta, si arrivò al dunque. Si dice anche che fu fondamentale l’assenza di veti da parte del ministro degli Esteri D’Alema che, anzi, benedì l’operazione G8 alla Maddalena. L’annuncio ufficiale venne dato il 14 giugno. E la notizia ebbe l’effetto deflagrante di una bomba. Il primo commento di Soru arrivò da Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore americano Ronald Spogli, dove il governatore aveva seguito un seminario economico con i maggiori imprenditori italiani che operano negli States: "Avevamo assunto degli impegni, in particolare l’impegno di convertire l’economia militare della Maddalena in economia civile. Ecco, questo impegno l’abbiamo onorato, grazie alla sensibilità del governo nazionale".
"E’ una svolta storica - disse ancora Renato Soru - che risolverà i problemi occupazionali della popolazione maddalenina, e che dimostra l’infondatezza dell’accusa che la Regione e il governo nazionale ce l’abbiano con il nord della Sardegna".

"Il merito è di Romano Prodi" commentò invece a caldo il ministro (sardo) della Difesa Arturo Parisi. Che aggiunse: "E’ stato Prodi a parlarne proprio con me prima di concordare la scelta anche con il ministro degli Esteri Massimo D’Alema". Insomma, alla fine risultò che aveva funzionato una sorta di "combinato-disposto", secondo il quale tutte le tessere politiche erano andate al loro posto.

Ma ci fu anche chi, in quei giorni, non perse l’occasione di lanciare frecce al curaro contro Prodi. Come il portavoce di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, che rilasciò questa sorprendente dichiarazione: "Il presidente del Consiglio ha scelto la Maddalena come sede del G8 solo per evitare che ci siano incidenti provocati dai black-bloc". Come se poi, dopo la tragica esperienza di Genova, una simile interpretazione della scelta di Prodi potesse essere politicamente censurabile...

Forse il commento più curioso fu quello del sindaco della Maddalena, Angelo Comiti. Informato di pomeriggio dallo staff di Soru, Comiti non voleva credere alla notizia: "Pensavo a un’altra tappa del giro d’Italia, mai avrei potuto immaginare che l’arcipelago fosse la sede del G8 del 2009".

La macchina organizzativa si mise in moto, portandosi dietro il suo immancabile strascico di polemiche. Con in gioco una torta di centinaia di milioni di euro era d’altronde inevitabile che si sviluppassero appetiti e speranze. Ma il G8 si mostrò anche come un potenziale “mini piano di rinascita” per quanto riguarda servizi e strutture pubbliche. Era infatti un’occasione preziosa per finanziare progetti che avrebbero avuto ricadute davvero notevoli per tutto il nord Sardegna. Una per tutte: la nuova strada Sassari-Olbia.

Ma il vertice dei “grandi” alla Maddalena non è mai piaciuto a Silvio Berlusconi. Pochi mesi dopo aver vinto le elezioni (più esattamente a luglio), il Cavaliere ha detto infatti: "Mi piacerebbe un G8 su una grande nave da ancorare davanti a Napoli per far vedere ai potenti della Terra cosa è stato in grado di fare questo governo". In autunno, l’ipotesi di un trasferimento del vertice è rientrata, ma è chiaro che La Maddalena è una vittoria dell’asse Prodi-Soru e Berlusconi questo non lo ha mai sopportato. Ora, il colpo di scena: il G8 emigra all’Aquila. Una scelta ad effetto di Berlusconi che sa tanto di mega-spot elettorale in vista delle Europee. E scelta che precipita La Maddalena in un clima di incertezze.

Per esempio, l’appalto per le strutture nate nell’area dell’ex Arsenale (compreso il porticciolo) sono andate alla Mita resort srl del gruppo Marcegaglia, grazie alle procedure semplificate previste dalla protezione civile per il G8. Quelle procedure sono oggi ancora valide? E, quindi, è legittima la vittoria nella gara del gruppo Marcegaglia? Interrogativo non da poco. Come quello di che fine faranno i 220 milioni già stanziati per la Maddalena? Berlusconi dice saranno risparmiati, che cioé non saranno più spesi nella «sua» Sardegna. Un’attenzione al risparmio che non sembra aver avuto quando ha fatto il «regalo» a Bossi, spostando il referendum.

http://www.renatosoru.it/j/x/83?s=4&v=9&c=366&id=7365&va=x



GIUGNO 2009 - La Maddalena saluta Cappellacci



http://www.youtube.com/watch?v=hrzggIzElgE




domenica 8 marzo 2009

Seggi per il Parlamento Europeo


LE PAROLE
venerdì 20.02.2009 - L'UNIONE SARDA


Il neo presidente incontra il premier e guida la delegazione dei parlamentari
Oggi il disegno di legge in Consiglio dei ministri, tempi ristretti
Sbarca in Consiglio dei ministri il disegno di legge sui due seggi sardi per il Parlamento europeo.

(ENRICO PILI) ROMA - I seggi europei per la Sardegna sono in bilico. Ci vorrà un formidabile lavoro di squadra, in questa corsa contro il tempo, perché anche i sardi possano avere i loro parlamentari europei - i posti sarebbero due - nella legislatura che comincerà alla fine di giugno. Il premier Silvio Berlusconi, che ieri ha incontrato il neo presidente della Regione, Ugo Cappellacci, si è impegnato perché il disegno di legge che assegna alla nostra regione due seggi al parlamento europeo di Strasburgo viaggi a velocità sostenuta: questa mattina, il disegno di legge sulla Sardegna redatto dal ministro Roberto Calderoli sarà esaminato dal Consiglio dei ministri, un primo passaggio prima degli altri, più complessi, alla Camera e al Senato.

IL VERTICE Ieri pomeriggio, il presidente della Regione e i parlamentari sardi del centrodestra hanno incontrato il ministro Calderoli, titolare del dicastero della Semplificazione normativa, autore del testo dei disegno di legge che assegna, appunto, due seggi a Strasburgo anche alla Sardegna, cancellando definitivamente quella battaglia - puntualmente persa - con l'isola maggiore, la Sicilia. Battaglia persa per un semplice, aritmetico conto dei voti: i siciliani che votano sono quasi 5 milioni, contro il milione e 430 mila sardi. «Non avete certo un numero così basso di consiglieri regionali - questa la battuta del ministro leghista, ieri pomeriggio, in avvio del confronto - ma tutto il Governo è d'accordo perché la Sardegna abbia i suoi rappresentanti in Europa, è una vecchia questione rimasta aperta per troppo tempo. Cerchiamo di porvi rimedio». Di fronte al ministro Calderoli, i senatori Fedele Sanciu, Piergiorgio Massidda e Romano Comincioli e i deputati Settimo Nizzi, Salvatore Cicu, Mauro Pili, Paolo Vella, Bruno Murgia e Piero Testoni. Tutti sono intervenuti, con l'obiettivo di spingere perché i tempi si accorcino. L'ottimismo è d'obbligo, nonostante le difficoltà che presenta l'operazione.

IL PRESIDENTE Per Cappellacci, alla sua prima uscita romana dopo l'elezione, «è stato messo in piedi il primo ponte fra la Sardegna e Palazzo Chigi, ecco di cosa parlavamo con il presidente Berlusconi nel corso della campagna elettorale». Creare un collegio europeo per la Sardegna «non sarà facile, i tempi sono ristretti», però il governatore ci teneva a guidare questa spedizione «il cui obiettivo potrebbe essere osteggiato in qualsiasi modo dai parlamentari della Sicilia».

INSULARITÀ Al termine del confronto, Calderoli e Cappellacci si sono intrattenuti una mezz'ora per discutere di insularità, questione rimasta aperta dopo il varo del federalismo fiscale. Quell'operazione di riequilibrio per «recuperare lo svantaggio provocato alla Sardegna dall'essere un'Isola», aveva detto Berlusconi un mese fa, ora deve essere "riempita" di contenuti. Cappellacci e il ministro si rivedranno nelle prossime settimane, dalla Regione le proposte «non mancano, ci sono già, abbiamo le idee chiare».

«MASSIMO RISPETTO» Fra il vertice con Calderoli e l'incontro con Berlusconi (dal quale sono arrivati complimenti e auguri di buon lavoro), il presidente Cappellacci ha avuto modo di concentrarsi su questioni più politiche. «Ho saputo che Renato Soru ha deciso di restare in Consiglio regionale, lo chiamerò presto per manifestargli il mio rispetto», dice, «riconosco in lui il leader dell'opposizione e so che con lui il confronto sarà costante e corretto». Un messaggio che consegna all'archivio le durissime polemiche dei 45 giorni di campagna elettorale. In attesa di quelle - inevitabili - che produrrà il confronto in Aula.

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I FATTI sabato 28 febbraio 2009 - L' AltraVoce.net

L'Isola dice addio a Strasburgo. Il Governo snobba la Sardegna parlamentari sardi, unità inutile.

(Cinzia Isola) Sembra ormai sfumato il sogno di ottenere una rappresentanza della Sardegna a Strasburgo. A nulla è valsa la convergenza trasversale dei deputati e senatori sardi. All'amico elettorale dei sardi, all'onnipresente in campagna elettorale Silvio Berlusconi, non gli importa un granché se a sedere sui banchi del parlamento europeo ci sia o meno un sardo. Il tempo per tentare la corsa alla conquista di due seggi regionali è scaduto.

La denuncia arriva dal senatore Pd Francesco Sanna: «A distanza di 15 giorni dall'affossamento dell'emendamento del Pd al Senato sulla separazione della Sardegna dalla Sicilia, nella legge elettorale per le europee, e dall'annunciato disegno di legge del Governo sull'istituzione della circoscrizione Sardegna, nemmeno nel consiglio dei ministri di oggi c'è traccia del provvedimento».

Per Sanna, «bisogna amaramente prendere atto che da parte del Governo si è trattato di un annuncio fatto con leggerezza che si è rivelato privo di reale volontà politica. Il tempo per sanare la grave disparità che priva la Sardegna di essere rappresentata nel Parlamento europeo è ormai scaduto e chi si è assunto la responsabilità di tale atto ne risponderà politicamente dinnanzi alla società sarda».

Per la verità, non sarà certamente l'ennesimo voltafaccia del presidente “amico” Silvio Berlusconi, a far vacillare il fedele sostegno che la maggioranza dei sardi ha voluto tributargli in occasione delle recenti elezioni regionali. Il tema non era neppure all'ordine del giorno, nessun punto programmatico prevedeva un impegno preciso da parte del Governo. Neppure il Psd'az, nel formulare i 12 punti programmatici dell'alleanza col centrodestra lo aveva preso in esame.

Fin dal primo momento, quindi, la gita Romana del 19 febbraio scorso del neo eletto presidente della Regione, Ugo Cappellacci, era palesemente pro forma. Certo, incontrò realmente il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, per parlare del collegio unico per la Sardegna per le elezioni europee. In ballo c'era un disegno di legge sull'argomento da presentare il venerdì successivo in Consiglio dei ministri.

Una strada da percorrere tutta in salita. Persino nella fedele cronaca dell'inviato dell'Unione Sarda si tirò il freno: “I seggi europei per la Sardegna sono in bilico”, era stato l'esordio. “Ci vorrà un formidabile lavoro di squadra, in questa corsa contro il tempo, perché anche i sardi possano avere i loro parlamentari europei - i posti sarebbero due - nella legislatura che comincerà alla fine di giugno”.

E infatti: il Consiglio dei ministri non ha approvato alcun disegno di legge istitutivo della circoscrizione Sardegna. Anche in quella occasione il senatore sardo del Partito democratico Francesco Sanna, denunciò l'immobilismo del Governo rispetto all'esigenza di dare una rappresentanza europea ai sardi: «Il governo non ha dunque assolto ad un impegno che aveva preso in aula al Senato, ma che era stato ampiamente confermato, ed amplificato sugli organi di informazione, in un incontro con i parlamentari Pdl e con il neoeletto presidente Cappellacci».

Ad aggravare la memoria corta dei sardi ci pensa quella cortissima dell'informazione fedelmente allineata. La notizia, ad oggi, è che il presidente del Consiglio non ha mosso un dito per riconoscere questo diritto alla Sardegna e ai sardi. Si dirà a chiare lettere? Chissà. La questione sembra irrimediabilmente giunta al capolinea senza esito. Nonostante la partita vedesse giocare con lo stesso obiettivo le due squadre in campo. Nonostante i proclami di amicizia sbandierati in ogni occasione utile dal Cavaliere. Utile per il suo tornaconto, ovviamente.




Raddoppio della Sassari-Olbia


LE PAROLE
lunedì, 12 gennaio 2009 - ADNKRONOS


Berlusconi:"noi abbiamo trovato i fondi, Prodi no"


Cagliari - "Abbiamo ereditato un appuntamento importante senza soldi". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una intervista all''Unione Sarda'. "Prodi -ha spiegato il premier con una battuta- voleva fare il G8 con la Ferrari, ma aveva stanziato solo i soldi per comprare una bicicletta. In questi mesi abbiamo recuperato tutte le risorse finanziarie necessarie e ora stiamo accelerando per essere pronti al grande impegno internazionale. Su questo vorrei pero' ricordare -ha sottolineato il Cavaliere- che oltre alle opere gia' previste, ho inserito nei lavori del G8 la grande arteria viaria Sassari-Olbia. Ho trovato i finanziamenti necessari e i cantieri sono al via".

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I FATTI domenica 8 marzo 2009 - LA NUOVA SARDEGNA

Via libera al ponte sullo Stretto e nemmeno un euro per la Sassari-Olbia

Il governo non mantiene le promesse: scomparsi i soldi della quattro corsie

(Guido Piga) OLBIA. Cancellata, la Olbia-Sassari non è una priorità per il governo del nord, per l’asse Berlusconi-Tremonti-Bossi. Contro la crisi economica, il Cipe, il braccio operativo del Governo, ieri ha sbloccato decine di opere pubbliche, per un investimento di 17 miliardi 800 milioni di euro. Una terapia choc, ma solo sulla carta. «Non c’è neanche un’opera cantierabile» tuona Antonio Di Pietro. L’unica subito realizzabile era la 4 corsie Olbia-Sassari, e infatti non è stata approvata.

Il "Governo amico", nonostante le promesse elettorali fatte e i consensi elettorali raccolti, ha dimenticato la Sardegna. Tra i 17 miliardi e 800 milioni stanziati dal Cipe, c’è spazio solo per un intervento nell’isola: il sistema urbano e metropolitano di Cagliari, un vecchio progetto che ora ha le risorse per essere realizzato. Per il resto, molto, moltissimo va al nord. D’Italia, ovviamente. Ci sono i soldi per l’ormai mitica BreBeMi, la nuova strada tra Brescia, Bergamo e Milano, area produttiva, certo, ma anche molto generosa con la Lega e con Berlusconi. E poi ci sono i soldi per l’accessibilità all’aeroporto di Malpensa, per la tangenziale est di Milano, per l’asse autostradale Brescia-Padova, altra zona ricca di imprese ma anche di voti per il governo dell’asse Berlusconi-Tremonti-Bossi.

Certo, i soldi non mancano neppure per il Sud. Per dire, un miliardo e poco più per il Ponte sullo Stretto c’è, eccome. E’ quello il progetto che meglio di tutti riassume la filosofia del Governo, di fronte alla crisi economica. E’ l’Opera in assoluto, nella mente di Berlusconi. Quella chiamata a far sognare gli italiani oggi, e a lasciare un’impronta indelebile, la sua, nella Storia. Peccato che i soldi servano solo per la progettazione di massima. Dunque non aprirà alcun cantiere, non partiranno i lavori, non ci saranno operai assunti, l’economia non si rimetterà in moto. «E’ ancora una volta la politica degli annunci» attacca la Cgil.

L’intervento pubblico per l’economia, credo al quale si è rapidamente convertito il Governo liberista dopo aver per anni detto tutto il male possibile dello Stato, ha invece cancellato l’unica opera, almeno in Sardegna, pronta a partire, a dare lavoro e creare sviluppo: la Olbia-Sassari a 4 corsie. Troppo piccola, la strada, per meritarsi i titoli dei telegiornali. Troppo pochi, i sardi, per tenere nella giusta, doverosa considerazione le loro esigenze. E quindi, al diavolo gli impegni e le promesse: la Olbia-Sassari non si farà, resterà così, una strada pericolosissima chissà per quanto tempo. Fino a quando non saranno sbloccati, se lo saranno, gli altri fondi Fas, i fondi per la aree sottosviluppate.

Ma non c’è più tempo, ormai: perché la Olbia-Sassari, a lungo inseguita, ha preso consistenza un anno fa grazie a un evento unico e irripetibile, il G8. E’ stato l’ex governatore Renato Soru, su questo non ci sono dubbi, a fare in modo che, accanto al vertice della Maddalena, da lui e dal governo Prodi voluto, fiorisse un "piano di rinascita" per il nord Sardegna. E’ Soru che, grazie alla mediazione del commissario Guido Bertolaso, anche questo è incontestabile, ha ottenuto dal governo Berlusconi un impegno importantissimo: il via libera alla Olbia-Sassari con le procedure del G8. Anzi, più di un impegno: un atto ufficiale. Il 29 agosto 2008 Berlusconi ha infatti firmato un’ordinanza con cui finanziava tutte le opere per il G8, compresa la Olbia-Sassari: 470 milioni di fondi che la Regione, per quell’obbiettivo, ha sottratto ad altre aree della Sardegna. Una scelta di campo netta: la Regione voleva dare al nord Sardegna un asse viario capace di collegare in sicurezza, e velocità, i due aeroporti (Olbia e Alghero), i due porti (Olbia e Porto Torres) e i due capoluoghi (Olbia e Sassari). Una scelta storica.

Fatta l’ordinanza, la struttura di misssione del G8, il braccio operativo di Bertolaso, ha avviato le gare d’appalto per gli 8 lotti della nuova 4 corsie, in tutto 71 chilometri. Alla scadenza, 800 imprese hanno presentato le loro offerte e aspettavano solo l’esito della gara per partire con i lavori (i cantieri avrebbero dovuto aprire a metà novembre del 2008). Sono ancora lì, in attesa: perché la struttura di missione, causa mancanza del finanziamento, ha bloccato le gare. I soldi sono spariti perché il Governo, con un decreto legge, li ha cancellati a ottobre del 2008. Letteralmenti cancellati.

Da allora, dopo le accuse di scippo fatte da Confindustria Sardegna, Berlusconi ha sempre detto che, alla prossima riunione del Cipe, i soldi sarebbero stati sbloccati e sarebbero partiti i lavori, per rispettare i tempi del G8. Ci ha fatto mezza campagna elettorale, il premier, su quella strada. Ebbene, il Cipe si è riunito ieri, venti giorni dopo le elezioni regionali: e ha bocciato la strada. Alla prossima elezione, pardon, riunione.

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Nucleare in Sardegna?


LE PAROLE giovedì 26 febbraio 2009 18.04 - L'UNIONE SARDA.it

Nucleare, mai in Sardegna. La smentita di Scajola e Cappellacci


"Dovrebbero passare sul mio corpo prima di fare una cosa simile". E' la risposta del neo Governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, nella sua pagina su Facebook, alla domanda sull'ipotesi che sia nell'isola, e precisamente nella piana di Oristano-Arborea, uno dei siti che potrebbe ospitare una quattro centrali nucleare in Italia previste nell'accordo con la Francia.
Il ministro dello Sviluppo Economico e il presidente della Regione Il ministro dello Sviluppo Economico e il presidente della Regione
Sottolineati gli impegni del premier ("Berlusconi manterrà la promessa fatta") e le rassicurazioni del ministro Scajola ("le scelte saranno fatte d'accordo coi territori"), Cappellacci ricorda che sulla materia c'è un preciso impegno programmatico perché tutto il territorio della Sardegna sia denuclearizzato. Si tratta di uno dei punti del programma del centrodestra proposto dal Partito sardo d'azione e fatto proprio dall'intera coalizione. Sulla materia il Consiglio nazionale del Partito Sardo d'Azione aveva approvato il 3 gennaio un documento per l'alleanza che prevede "l'esclusione di qualsiasi ipotesi di realizzare nell'isola centrali nucleari o depositi di scorie".


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ATTENDENDO I FATTI...

MERCOLEDÌ 4 MARZO 2009
Senato della Repubblica - Legislatura 16º - 13ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 69 - TERRITORIO, AMBIENTE, BENI AMBIENTALI (13ª)

Audizione del professor Enzo Boschi, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia


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Eurallumina


LE PAROLE
venerdì 13 febbraio 2009 09.05 - L'UNIONE SARDA.it


Eurallumina, Governo: ''C'è l'accordo''. Ieri sit-in a Roma

A seguito dell'intervento presso le Autorità russe del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, si legge in una nota diffusa da Palazzo Chigi, il Consiglio di Amministrazione della U.C.Rusal si è impegnato a un nuovo esame della situazione della Eurallumina. Ieri sit-in a palazzo Chigi
I lavoratori Eurallumina occupano la banchina Alcoa I lavoratori Eurallumina occupano la banchina Alcoa
In tale prospettiva, prosegue la nota, il governo sta operando con i rappresentanti della società per giungere in tempi brevi a un accordo, che vedrà coinvolte le autorità regionali per le materie di competenza, volto a delineare un programma di ristrutturazione e riqualificazione del sito. Tale accordo, conclude il comunicato, intende riportare l'azienda in condizione di competitività per mantenere attiva l'intera filiera produttiva dell'alluminio, strategica per il nostro Paese. Intanto, ieri, nuova mobilitazione per i lavoratori dell'Eurallumina di Portovesme. Gli operai, che stanno presidiando gli stabilimenti di proprietà della multinazionale russa Rusal, hanno deciso di bloccare la realizzazione del nastro trasportatore che aggira gli impianti dell'Eurallumina collegando direttamnete il porto di Portovesme con lo stabilimento Alcoa. In questo modo i lavoratori cercano di evitare che l'Alcoa possa approvvigionarsi dall'esterno di allumina, il prodotto che viene attualmente lavorato dagli impianti dell'Eurallumina.
SIT-IN A ROMA Un corteo, formato da una quindicina di Sindaci del territorio a cui si affianca una delegazione dei lavoratori dello stabilimento di Portovesme, ha fatto sit-in davanti a Palazzo Chigi e poi si è diretto verso l'ambasciata russa, in via Gaeta, per chiedere, ancora una volta, l'intervento del Governo di Mosca per convincere i titolari della fabbrica, i russi della multinazionale Rusal, a recedere dalla decisione di chiudere gli impianti per un anno. "Vi è preoccupazione perché non è filtrato nulla sulle decisioni prese a Mosca - ha detto il segretario territoriale della Filcem Cgil, Francesco Carta - in particolare non sappiamo ancora l'esito della riunione del Consiglio di amministrazione della Rusal e dell'incontro della proprietà con Putin".

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I FATTI Mercoledì 11 marzo 2009 19.21 L'UNIONE SARDA

Eurallumina, lo stop dopo 30 anni
Domani Cappellacci incontra Scajola

Eurallumina chiude i cancelli con 24 ore di anticipo sulla data stabilita, dopo trent'anni di attività. Lo stop di un anno è imposto dalla Rusal, domani il presidente Ugo Cappellacci sarà a Roma dal ministro Scajola
Con 24 ore di anticipo sulla data stabilita si ferma l'Eurallumina, che chiude i cancelli dopo oltre 30 anni di attività. Lo stop tecnico di un anno è stato imposto dalla Rusal, la multinazionale russa titolare dello stabilimento di Portovesme, senza nessuna garanzia, però, sulla ripresa produttiva. L'effetto immediato è il ricorso agli ammortizzatori sociali per 380 lavoratori diretti (su circa 900 compreso indotto) che ruoteranno per mantenere in efficienza gli impianti, di fatto già fermi dopo lo spegnimento delle caldaie che alimentavano la fabbrica con energia termica. Gli operai, riuniti in assemblea, hanno ricevuto una lettera dai vertici di Eurallumina con la quale si ribadisce l'intenzione di riavviare l'impianto, rinviando la definizione dei tempi e delle modalità alla sottoscrizione di un protocollo d'intesa che sta predisponendo il Governo. Contemporaneamente l'azienda si è anche detta pronta a investire, ritenendo strategico lo stabilimento del Sulcis. Nel frattempo, domani il neo governatore della Sardegna Ugo Cappellacci sarà a Roma per incontrare il ministro Scajola.
Scettici i sindacati che premono per l'integrazione salariale alla cassaintegrazione e hanno scritto al Governo per ottenere un incontro urgente. I lavoratori non escludono una loro prossima presenza nella Capitale dove è ripreso il presidio davanti a Palazzo Chigi dei 23 sindaci del Sulcis Iglesiente. Tutto questo a 48 ore dallo sciopero generale che venerdì 13 paralizzerà l'intera provincia di Carbonia-Iglesias. La partenza del corteo promosso da Cgil, Cisl e Uil è fissata per le 9 a Carbonia, davanti al campo Sportivo Monteponi.

PROTOCOLLO D'INTESA Esenzione tasse sui rifiuti, eliminazione delle scorte d'obbligo e pagamento di 25 milioni di euro di rimborsi Iva destinati ai creditori di Eurallumina nel territorio. Sono le prime indiscrezioni sui contenuti del protocollo d'intesa che il Ministero dello Sviluppo Economico sta predisponendo sulla base delle richieste della Rusal per il riavvio degli impianti di Portovesme dopo lo stop di un anno. Il testo sarà presentato ufficialmente alla fine della prossima settimana.


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La nuova Giunta Regionale Sarda


LE PAROLE
mercoledì 18 febbraio 2009 07:00 - IL GIORNALE

Cappellacci: «Giunta pronta in 7 giorni. Con me finisce la Sardegna virtuale»

(SteFil ) Il «day after» del neoeletto governatore è quasi uguale alle giornate degli ultimi due mesi. Sveglia presto, interviste, conferenze stampa, riunioni, mancano soltanto le scorribande e i comizi su e giù per la Sardegna. Niente festeggiamenti particolari per la vittoria, nessun proclama da conquistatore. Ugo Cappellacci non infierisce sugli avversari sconfitti, che si chiamano Renato Soru e Walter Veltroni. Da Cagliari è partito un terremoto dall’onda lunga, ma il presidente della regione non si fa prendere dall’entusiasmo. Il messaggio è: devo mettermi a lavorare per la Sardegna.
La notte è stata lunga nella sede del comitato elettorale di vico Logudoro, nella vana speranza di andare a letto conoscendo i risultati definitivi. La sveglia porta però la notizia che il vantaggio su Soru è salito a oltre il 9 per cento, un margine nettissimo, imprevisto da tutti, compresi i maghi dei numeri del centrodestra sardo che domenica ipotizzavano un paio di punti di vantaggio e lunedì sera giuravano che sarebbero stati almeno 6-7 mentre i risultati parziali ne attribuivano a Cappellacci 4 o 5.
Prima delle 9 il trionfatore è già in televisione, in diretta su Canale 5. «La Sardegna è una terra particolare anche in materia di sondaggi - sorride -. È successo semplicemente che gli elettori hanno bocciato la Sardegna virtuale rappresentata dal centrosinistra, un paese dei balocchi inesistente. Ha vinto l’isola reale, quella con tanti problemi e una crisi senza precedenti. I sardi hanno compreso che l’attenzione del presidente Berlusconi tanto strumentalizzata è in realtà una grandissima opportunità per questa terra».
Verso le 10 Cappellacci è nella sede del Centro elaborazione dati della regione per capire come mai lo scrutinio vada così a rilento. È una prima presa di contatto con il palazzo dove sta per fare ingresso. Alle 11 una lunga conferenza stampa ancora nel segno del «low profile», maniche rimboccate e niente trionfalismi. Cappellacci vuole però marcare la «forte discontinuità» rispetto agli ultimi cinque anni. Sottolinea il lavoro di squadra che ha portato alla vittoria, «la forza delle idee di tanti e non l’impegno di uno solo», e ribadisce: «Sarò il presidente di tutti, lavorerò per il bene comune». Apprezza il contributo di tutti gli alleati e la coesione del centrodestra, «la cui cartina di tornasole è il risultato drammatico di una coalizione che la coesione l’aveva persa da tempo».
I primi passi del neogovernatore saranno la scelta degli assessori («mi auguro con tutto il cuore che non ci voglia più di una settimana, dipende anche da quando arriveranno i risultati definitivi, ho in mente nomi di persone competenti e piene di passione per la Sardegna») e l’affronto delle emergenze: lavoro, disoccupazione, povertà. La sua sarà «una politica capace di dialogare, all’insegna della collaborazione con il governo centrale e gli enti locali territoriali»: un dialogo «che in questi anni è mancato». In tempi stretti bisogna varare la legge finanziaria che le dimissioni di Soru hanno impedito di approvare. E come ha fatto Silvio Berlusconi con i Consigli dei ministri a Napoli, anche Cappellacci potrebbe convocare delle giunte «itineranti» per segnare «una forte presenza della nostra amministrazione sul territorio».
C’è tempo anche per qualche considerazione personale: «Non ho mai pensato di non farcela perché ho pensato soltanto a lavorare. Certo non mi attendevo un esito di queste proporzioni». Il dato più eclatante? «La vittoria in zone tradizionalmente di sinistra come il Nuorese, l’Ogliastra e gli agglomerati industriali». La critica che non dimentica? «Tante, soprattutto quelle personali. Ma non cederò alla tentazione di togliermi i sassolini dalle scarpe». Al G8 della Maddalena preferisce i Bronzi di Riace o i Giganti del Monte Prama (grandi sculture nuragiche)? Risposta scontata e sorridente: i giganti.
Dopo i giornalisti tocca a decine di sostenitori che vengono a complimentarsi. Il pomeriggio è dedicato alle prime riunioni con gli alleati. La parola d’ordine è «lavorerò per unire anziché dividere». La nomina degli assessori è il primo banco di prova.

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I FATTI Domenica 08 marzo 2009 08.54 - L'UNIONE SARDA.it

Giunta: è il giorno delle decisioni Cappellacci ha chiuso le trattative

Oggi, sarà l'ultimo giorno senza una Giunta. Il presidente Ugo Cappellacci ha tempo fino a stasera per schierare in campo la sua squadra, altrimenti un qualunque ricorso potrebbe costringere i sardi a tornare al voto

Si arriva alla formazione dell'esecutivo alla fine di un lunghissimo lavoro e tante ricuciture, perché anche ieri non sono mancati gli strappi. Uno, forte, in avanti, è stato fatto dal leader di An Gianfranco Fini, in tarda mattinata, sulla sfida per la presidenza del Consiglio regionale: «Artizzu non si discute», avrebbe detto nel corso di una telefonata con il governatore. Oggi (dalle 8,30, viale Trento), Cappellacci ricomincia con le consultazioni, un partito dopo l'altro. Alle 22,30, ieri, era stato annullato il secondo vertice di maggioranza, convocato poche ore prima. Gli incontri di oggi serviranno a limare gli ultimi spigoli e costringeranno i partiti a dare quei nomi, soprattutto femminili, che mancano per chiudere il cerchio.

I NUMERI C'è un giallo, legato alla composizione della Giunta. Perché si confrontano due scuole di pensiero, sul numero degli assessorati. La prima, della quale fanno parte avvocati e docenti del centrodestra anche in prima linea nell'opposizione alla maggioranza soriana, dove si afferma che la Giunta - fino all'approvazione della apposita legge attuativa - dovrà essere composta da 12 assessorati. La seconda, nella quale ci sono i consulenti ai quali si sarebbe affidato il governatore, non è d'accordo: gli assessorati possono essere 10, con deleghe ad interim e accorpamenti. Oggi si conoscerà l'indirizzo definitivo preso dal presidente, l'ipotesi della Giunta ridotta è quella più probabile.

LA POLEMICA Il confronto fra Forza Italia e Alleanza nazionale, fino a ieri notte, ha tenuto tutti al palo. L'impressione è che il centrodestra non arriverà in Consiglio regionale con una soluzione condivisa sulla carica più importante. Lo scontro interno (Claudia Lombardo-Ignazio Artizzu) per la presidenza del parlamento sardo non si è risolto, fra gli alleati si concedono più possibilità alla coordinatrice azzurra, ipotesi che permetterebbe a Cappellacci di chiudere con meno difficoltà il suo lavoro. E dietro la sfida per la poltronissima, si celano movimenti molto vicini nel tempo: la carica di coordinatore regionale del Pdl (che andrebbe ad An), quella di capogruppo in Consiglio (stessa sorte), scambi e favori che non troverebbero d'accordo alcune frange di Forza Italia.

LO SCHEMA Dodici assessorati, fino all'approvazione della nuova legge che stabilirà il passaggio a dieci. Oppure dieci, se riuscirà a passare la linea Cappellacci. Nella seconda ipotesi, il presidente assumerebbe (ad interim) il Bilancio e il Lavoro. A La Spisa (Pdl) andrebbero Industria e agricoltura, a Liori (Pdl) la Sanità, ad Asunis l'Urbanistica. La Baire potrebbe andare alla Pubblica istruzione (e Cultura), nello schema emerso ieri i Riformatori si sarebbero allontanati dal Turismo (verso l'Udc, che deve ripensare a un nome) per avvicinarsi ai Lavori pubblici, assessorato al quale sarebbe accorpato quello dei Trasporti. Ma tutto, in queste ore, sarà ridiscusso. Anche le opzioni dei singoli partiti.

ADA LAI La dirigente del Comune di Cagliari sembrava pronta per occupare la poltrona di assessore al Turismo. E invece le prospettive potrebbero cambiare, proprio a causa del decentramento delle cariche che il presidente intenderebbe rispettare. Ada Lai potrebbe andare a ricoprire un altro incarico, di alto livello, sempre in relazione col turismo. Anche per lei, quella di oggi sarà una giornata fondamentale.

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