venerdì 26 giugno 2009
Bonus di 5mila euro per cinque anni ai disoccupati sardi
LE PAROLE mercoledì 28 gennaio 2009 - Il Giornale (Stefano Filippi)
L’anti-Soru ti guarda in faccia quando parla e non veste in velluto da «padrone che si finge servo», come dice Gavino Sanna. «Sono una persona normale», dice Ugo Cappellacci, candidato del centrodestra alla guida della regione Sardegna, in una pausa del tour de force elettorale. «Lei non ha idea di quanto bisogno abbia oggi la Sardegna di tornare alla normalità. La gente che incontro ai comizi e agli incontri me lo ripete: finalmente uno come noi. A pensarci bene è un fatto drammatico».
Perché?
«Siamo in un periodo buio. Mi dispiace che la campagna elettorale sia così corta, perché desidero veramente parlare con ciascun sardo e ascoltarlo guardandolo negli occhi. Voglio incontrare più persone possibile e continuerò a farlo anche dopo il voto».
È stato Soru ad accelerare i tempi: voleva mettervi in difficoltà?
«Il più in difficoltà era lui. In questo modo ha saltato a piè pari primarie, processi interni, accordi, mediazioni e compromessi ai quali sarebbe dovuto arrivare nel Pd e con i suoi alleati. Giochino tipico di chi è incapace di fare gioco di squadra».
Secondo lei ha voluto evitare gli imbarazzi giudiziari dell'inchiesta Saatchi?
«Certo. E ha pure cercato di rivoltare le accuse parlando di miei guai con la giustizia che non esistono. A differenza sua, non ho scheletri nell'armadio».
Hanno contestato la sua idea di un bonus di 5.000 euro per ogni disoccupato.
«In realtà sono 25mila, 5.000 per cinque anni».
Da ex bocconiano la ritiene una promessa realizzabile?
«Le risorse ci sono, è come un assegno che il disoccupato potrà spendere presso il nuovo datore di lavoro che godrà di sgravi o crediti. È un modo per aumentare redditi e consumi, rimettere in moto l’economia e ridare fiducia alla gente. Prima di ridistribuire il reddito, come predica la sinistra, bisogna produrlo».
La regione non ha adottato una misura analoga?
«Nel deliberificio di fine legislatura ha infilato anche un bonus di un anno per 600 disoccupati. Ma il nostro è un intervento strutturale di cinque anni per 40mila persone: mi pare una bella differenza. È un provvedimento importante che adotteremo in tempi rapidi per dare il doppio segnale di cambiamento rispetto al passato e di fiducia nel futuro. In questa fase c’è bisogno di cambiare, come ha dimostrato il voto negli Stati Uniti: Obama è una scelta di discontinuità».
Altri interventi da attuare nei primi 100 giorni?
«Faremo ripartire i cantieri delle nuove infrastrutture e interverremo sul Piano paesaggistico: la politica ambientale integralista ha bloccato ogni forma di sviluppo e fatto perdere competitività al nostro turismo».
Modificherete il Ppr?
«Apriremo subito un tavolo con tutti i soggetti interessati per individuare le criticità della normativa, e non ci vorrà molto perché ci stiamo sbattendo il muso da tempo. Poi rimuoveremo al più presto assurdità e storture».
Ne citi una.
«Oggi per ristrutturare una casetta nell’agro devi essere un latifondista. È una follia. Chi possiede un solo ettaro di terra ha le mani legate, e già un ettaro è una bella superficie».
Soru dice che siete il partito del mattone.
«Soru è il campione della falsificazione. Se lui pensa che qualcuno immagini realmente di bruciare lo straordinario patrimonio ambientale della Sardegna, offende la sua intelligenza più che quella altrui. Lui ha preso la rigida normativa italiana e comunitaria, ottime leggi, e ha buttato tutto nel pentolone. Come diceva Fantozzi?».
Una boiata pazzesca.
«Appunto. Soru crede che per fare una buona zuppa basti andare al mercato e comprare il pesce migliore. Il problema non sono gli ingredienti ma il cuoco. Noi riteniamo di saper cucinare in modo più sapiente ed equilibrato di loro, che sono dei mistificatori. Peraltro è curioso che accanto alla politica di tutela integrale Soru abbia previsto il meccanismo delle intese, che lascia ogni decisione in capo a una sola persona che fa e disfa a proprio uso e consumo».
Cioè egli stesso?
«Anche a sinistra ci sono molti delusi dell’amministrazione Soru, un uomo solo al comando. All’egoismo solitario preferisco la solidarietà e la coesione, all’idea di comando quella di bene comune. Porterò aria nuova e forze vive per ricomporre i cocci dopo i disastri combinati da una politica assurda».
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=324252
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I FATTI - martedì 23 giugno 2009 - altravoce.net (Lilli Pruna)
Niente bonus per i disoccupati neppure nel collegato alla Finanziaria
È tempo di domande. Non si può pensare che sia legittimo farle solo in campagna elettorale. Si potrebbero comunque riproporre anche le domande poste proprio in campagna elettorale alle quali sono state date risposte apparentemente ferme e chiare. Intervistato da Maurizio Belpietro su Canale 5, Cappellacci aveva illustrato le priorità di intervento dei suoi primi 100 giorni di governo nel caso fosse stato eletto. Si possono leggere tuttora nel suo sito. Vediamole. «Nei primi cento giorni, se sarà eletto, cosa farà?», chiedeva Belpietro. «Nei primi cento giorni, prima di tutto il bonus per i disoccupati. Questo per consentire le assunzioni a condizioni agevolate. Poi un importante intervento sulla sanità: abbiamo previsto di dimezzare le liste di attesa, attualmente veramente insostenibili. Quindi subito l'avvio di un tavolo di confronto con il Governo per rilanciare le grandi opere in Sardegna: abbiamo necessità di infrastrutture sulla mobilità, siamo indietro con i cantieri. È necessario far ripartire la macchina in modo tale che anche l'economia possa ricominciare a girare.» Se qualcosa in Sardegna ha ricominciato a girare non credo sia l'economia... I risultati delle elezioni europee e dei referendum fanno pensare a qualche altro tipo di giramento. Comunque, le dichiarazioni rilasciate da Cappellacci devono essere state prese sul serio dagli elettori sardi, quindi è legittimo chiedergli di spiegare perché le ha già tradite.
Allora, Presidente Cappellacci, dov'è finito il bonus di 5.000 euro per tutti i disoccupati? Lo ha spacciato per priorità assoluta, gemendo per la sorte dei 190 mila disoccupati della Sardegna che sembravano contati personalmente uno per uno, e adesso che fa, delude 190.000 persone tutte in una volta? «Le politiche del centrodestra e le proposte del nostro programma di governo, per contrastare la disoccupazione, hanno l'obiettivo di affrontare in modo deciso il problema.» Sono ancora parole sue, Presidente Cappellacci: i disoccupati stanno facendo la muffa, dove sono le politiche che affrontano in modo deciso il problema della disoccupazione? Non si sforzi, basta che mantenga le promesse: il bonus di 5.000 euro per tutti i disoccupati per 5 anni.
In un'intervista di Stefano Filippi sul "il Giornale", lei aveva assicurato che si trattava di una proposta assolutamente ragionevole e realizzabile. «Hanno contestato la sua idea di un bonus di 5.000 euro per ogni disoccupato», osservava Filippi. «In realtà sono 25mila, 5.000 per cinque anni», puntualizzava Cappellacci. «Da ex bocconiano la ritiene una promessa realizzabile?», domandava Filippi. «Le risorse ci sono, è come un assegno che il disoccupato potrà spendere presso il nuovo datore di lavoro che godrà di sgravi o crediti. È un modo per aumentare redditi e consumi, rimettere in moto l'economia e ridare fiducia alla gente. Prima di ridistribuire il reddito, come predica la sinistra, bisogna produrlo», concludeva sagacemente Cappellacci. Bene, visto che le risorse ci sono perché non c'è il bonus per i disoccupati? Nella finanziaria non c'è, e neppure nel disegno di legge di integrazione della finanziaria appena approvato.
Finchè Cappellacci non dirà pubblicamente che cosa intende fare di questo bonus continueremo a fargli la stessa domanda, proprio come Giuseppe D'Avanzo con le squallide questioni che riguardano Berlusconi. La promessa dei 5.000 euro per tutti i disoccupati è stata una mossa da imbonitore privo di scrupoli, da politicante disonesto, da sfida infima, e non faremo passare sotto silenzio l'inganno di uno slogan tanto miserabile. A tutti i disoccupati che ci capiterà di incontrare ricorderemo la promessa di Cappellacci ma anche il vuoto e il silenzio totale nel quale è stata fatta cadere. Perché la questione vera è una sola: non si può più accordare alla politica un diritto alla menzogna che non è concesso neanche ai bambini (l'ha scritto Erri De Luca diversi anni fa ed è ancora così).
http://www.altravoce.net/2009/06/23/slogan.html
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