venerdì 1 ottobre 2010
Cappellacci apre la crisi: revocate le deleghe ai dodici assessori
fonte: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/regione-cappellacci-apre-la-crisi:-revocate-le-deleghe-ai-dodici-assessori/2447111
CAGLIARI. Il Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, ha aperto formalmente la crisi dell'esecutivo regionale. Sono stati firmati nel tardo pomeriggio di oggi i decreti di revoca delle deleghe agli assessori della Giunta regionale della Sardegna. I provvedimenti sono stati firmati dal governatore Ugo Cappellacci che assunto gli interim dei dodici assessorati.
Con questo atto, che apre formalmente la crisi dell'esecutivo di centrodestra, decadono gli incarichi di governo assegnati dal marzo 2009 a oggi.
"Ancora 48 ore di riflessione per trovare una soluzione". Così il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, appena giunto a Sorso (Sassari) per una conferenza stampa già in programma, ha spiegato quali saranno le prossime mosse dopo l'azzeramento della Giunta che apre formalmente la crisi al governo della Regione. "Ripartiamo da zero - ha spiegato il governatore ai cronisti - credo che sia un passo indispensabile perché la Sardegna non può più aspettare. O si trova una soluzione oppure no, ma i tempi devono essere rapidissimi".
Secondo quanto appreso è possibile che già domenica sera o lunedì mattina possa esserci una nuova riunione della maggioranza nella quale Cappellacci formulerà la sua proposta per la nuova Giunta: una delle possibili ipotesi vede cinque assessori al Pdl, cinque agli alleati e due assessori tecnici a termine per sei mesi, definendo anche alcuni altri posti chiave (forse anche la candidatura a sindaco di Cagliari).
"Valuterò se ci siano le condizioni per il rilancio - ha aggiunto Cappellacci - un passaggio propedeutico per chiudere la verifica". Il presidente ha glissato sulla domanda sulla nuova Giunta, affermando che "alla conferenza stampa era presente l'intero esecutivo", facendo riferimento al fatto che ha assunto l'interim di tutti gli assessorati.
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sabato 24 luglio 2010
Suelli, l’incontro segreto per il patto sull’eolico inguaia Cappellacci
di Claudia Fusani
Fonte: http://unita.it/news/italia/101613/suelli_lincontro_segreto_per_il_patto_sulleolico_inguaia_cappellacci
Suelli, Sueddi in sardo, «subito dopo Senorbì», paesino di mille e cento anime, regione della Trexenta, provincia di Cagliari. E le parole di una dirigente della presidenza della Regione Sardegna che smentisce il suo governatoreo: la marcia indietro sull’eolico, e la presa di distanza dal gruppo di Carboni, arriva a marzo quando cominciano a trapelare sui giornali le prime notizie sull’inchiesta della procura di Roma. Non una scelta. Un alibi.
I guai arrivano spesso da dove meno te lo aspetti. Dai luoghi più insignificanti e dalle persone più fidate. I guai del governatore sardo Ugo Cappelacci (indagato per abuso di ufficio e corruzione), al di là del ruolo da «babbeo» e da «ingenuo» che il governatore ha deciso di ritagliarsi, arrivano proprio dal paesino della Trexenta e dalle parole di una sua stretta collaboratrice. Quello di Suelli è uno dei dettagli più intriganti della faccenda P3. Nel paesino in provincia di Cagliari, infatti, il 13 dicembre 2009 il governatore Cappellacci organizza e improvvisa un super vertice segreto con il gruppo di potere occulto: i referenti politici Verdini e Dell’Utri (accertamenti li indicano come soci di fatto di Flavio Carboni e nascosti dietro prestanome nelle società Karis e Karios 32), il consulente mediatore Marcello Garau e il tecnico della Regione Franco Piga. Per gli investigatori è l’incontro decisivo che sblocca la situazione per gli impianti eolici in Regione a favore di Carboni e soci.
La P3 ha cercato di infiltrarsi e di condizionare le istituzioni e la pubblica amministrazione in almeno tre regioni: Campania (Cosentino), Lombardia (Formigoni e Marra) e in Sardegna per la grande partita dell’eolico. Alle «attività di infiltrazione» del «gruppo di potere occulto» in Sardegna è dedicato il quinto capitolo dell’informativa finale dei carabinieri del Nucleo operativo di Roma, il più lungo, il più corposo. Anche questo tentativo è andato male, ma gli investigatori scrivono che tutto salta «in modo inatteso e per eventi imprevisti». A metà febbraio esplode infatti l’inchiesta sul G8 della procura di Firenze, un terremoto giudiziario e istituzionale che sembra spaventare Cappellacci e farlo desistere dall’idea di diventare in qualche modo socio in affari di Carboni &c. A febbraio 2010, secondo l’accusa, l’attività di infiltrazione aveva già prodotto almeno tre passi importanti: 1) la nomina di Ignazio Farris a capo dell’Arpa, l’agenzia regionale che si occupa di ambiente e quindi anche di eolico, su indicazione di Carboni che tramite Dell’Utri e Verdini aveva “convinto” il neo eletto governatore Ugo Cappellacci; 2) sul Credito cooperativo fiorentino, la banca di Verdini, erano già transitati assegni per centinaia di migliaia di euro da parte di una decina di società interessate all’affare (nella Karis e Karios 32 potrebbero esserci come soci occulti anche Verdini e Dell’Utri), le presunte tangenti per la mediazione dei politici; 3) Carboni e soci avevano a disposizione, in Sardegna, terreni che aspettavano solo il via libera della Regione. Mancava solo una cosa: il regolamento e la conseguente delibera della Regione Sardegna. Che, per l’appunto, viene definito nella supersegreta riunione di Suelli. Prima di allora Cappellacci incontra il gruppo almeno altre sei volte e sempre a Roma: il 13 e il 28 settembre; il primo e il 21 ottobre; il 26 novembre; il 9,il 13 e il 21 dicembre. «Nei giorni successivi alla riunione segreta - scrivono i carabinieri - si sono succeduti diversi abboccamenti nel corso dei quali, in attuazione della strategia concordata durante il vertice sardo, la bozza della delibera è stata consegnata da uno stretto collaboratore di Cappellacci a Marcello Garau, sodale di Carboni, con l'impegno da parte di Garau di riconsegnarla con le correzioni apportate. La restituzione del documento è poi avvenuta in data 21.12.2009».
Una riunione decisiva quella di Suelli con tanto di tecnici e di piantine dei terreni da dedicare agli impianti. Una domenica di dicembre in cui «gli illustri ospiti», spiega Carboni al telefono, «sarebbero andati a vedere com’è la Sardegna a Natale». Cappellacci in persona va all’aeroporto a prendere Verdini e dell’Utri. Tutti gli invitati alla riunione segreta sanno che l’appuntamento è all’hotel T di Cagliari, due suite sono state riservate per l’occasione. «Ma - dice Carboni - il presidente locale ha deciso di cambiare location, ha preferito una località riservata e tranquilla dove parlare in pace. Non è bene che si facciano vedere tutti insieme in un luogo pubblico». Anche Berlusconi sembra essere informato dell’incontro. Dice Carboni a Cosmi, uno dei suoi collaboratori, il 12 dicembre: «Queste persone sono invitate dal Presidente sardo a Cagliari, quelli sono venuti per lui e per tutto il suo gruppo. L’altro Presidente non verrà, resta alla Certosa».
Il 2 marzo Farris spiega a Garau «che tutto si è completamente arenato». Colpa dell’incheista sul G8. A conferma arrivano oggi anche le parole di R. M., dirigente della regione nominata da Cappellacci per cui il governatore decise di sottrarre l’affare dell’eolico ai privati (leggi Carboni) e di dare vita ad una società per azioni a partecipazione pubblica solo a marzo scorso, dopo lo scandalo dell’inchiesta G8 e il coinvolgimento di Verdini. Un alibi trovato in corsa. Prima che fosse troppo tardi.
giovedì 22 luglio 2010
UFO CAPPELLACCI

Questa splendida vignetta è
tratta da: http://www.altravoce.net/?p=649
mercoledì 14 luglio 2010
Cappellacci a Carboni: "Grande amico come stai?"
Il presidente della Regione: "Il discorso è chiuso, la procedura si è esaurita"
fonte: http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/intercettazioni-cappellacci-a-carboni:-grande-amico-come-stai/2166234
È la seconda conversazione telefonica nella quale Verdini "accontenta" l'amico Carboni e gli passa al telefono il presidente Cappellacci.
Carboni Pronto Verdini.. eccomi Flavio.. un attimo che... Carb Sì.
A questo punto Verdini passa il cellulare a Cappellacci (ndr).
Capp: Grande amico come stai? Carb: Oh non c'è male ehh.. mi.. mi dispiace tu come stai? Capp: Io..io oggi molto bene.. oggi molto bene
Carboni ha fretta di passare al dunque.
Carb: Lo so lo so mi è stato.. ti seguo malgrado tutto.. comunque scusami se passo ad altro argomento Capp: No io non avevo avuto ritorno da Gabriele di quelle perplessità che avevo.. sollevato Carb: Ma me l'aveva manifestate.. no me l'aveva.. du.. dunque allora senti (incomprensibile) perché io gli voglio bene a Gabriele.. lo conosco probabilmente prima di te.. dunque allora dunque mi ha.. prima.. una volta proposto.. prima uno non andava bene e non.. Capp: Uh uh Carb: ah ah questo è bravissimo.. persona degnissima Capp: Uhuh Carb: Lo conosco etc etc Capp: Uhuh Carb: Dopo un po' guarda.. forse non risponde alle nostre cose.. ma gli ho detto io.. mi sono informato infatti.. ho detto guarda secondo me é.. é una persona ottima.. va bene allora è ottima eh! adesso ci ritorniamo.. francamente ma insomma.. sono un po' ecco.. Capp: No allora è successo questo ti dico perché!?
Cappellacci fa riferimento a un colloquio avuto in aeroporto con una persona che avrebbe creato qualche riserva. Non si capisce dalla conversazione a chi il presidente della Regione si riferisca ma Carboni lascia intendere di conoscere la persona in questione. Poi tornano ai loro discorsi (ndr).
Capp: Va bè va bè va bè basta basta basta! Carb: Ti di.. ti dirò di più! Capp: No.. no no guarda non ho (inc) per altro io.. io ho voluto.. Capp: Basta! Finito finito finito!
I due a questo punto si salutano (ndr): Carb: Eh grazie.. grazie Capp: Gra.. gra.. un abbraccione forte Carb: Ciao grazie ciao ciao ciao.
sabato 10 luglio 2010
Appalti Eolico, invito a comparire per Governatore Sardegna
Nell'ambito dell'inchiesta su un presunto comitato d'affari che avrebbe voluto condizionare gli appalti dell'energia rinnovabile
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/07/08/visualizza_new.html_1851087872.html
Il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci ha ricevuto dalla procura della repubblica di Roma l'avviso a comparire nell'ambito dell'inchiesta su un presunto comitato d'affari che avrebbe voluto condizionare gli appalti dell'energia rinnovabile in Sardegna. Secondo i legali di Cappellacci il provvedimento dei magistrati presenterebbe dei vizi di forma e sarebbe per questo nullo. Il governatore ha comunque scelto di fare subito delle dichiarazioni confermando di aver ricevuto l'invito a comparire, di aver fiducia nella magistratura e di essere pronto quanto prima a chiarire la sua posizione davanti ai magistrati. Il governatore sardo figura nell'elenco degli indagati nell'ambito dell'indagine che ha portato all'arresto dell'imprenditore Flavio Carboni.
L'imprenditore Flavio Carboni, coinvolto a Roma nell'inchiesta sugli impianti eolici da effettuare in Sardegna, è stato arrestato, insieme a Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc nonché ex sindaco del suo paese di origine in provincia di Avellino, e all'imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale di Napoli.
Tra settembre e ottobre 2009 i tre arrestati dalla Procura di Roma, tentarono di avvicinare giudici della Corte Costituzionale allo scopo di influire sull'esito del giudizio sul cosiddetto lodo Alfano, la legge che prevedeva la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. Lo afferma il gip Giovanni De Donato, nell'ordinanza con cui ha disposto l'arresto per i tre nell'ambito dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna, con l'accusa di associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete.
L'operazione, afferma il Gip, fu condotta da Lombardi, previo accordo con gli altri due, con cui si manteneva in costante contatto. L'episodio, conclude il giudice, si intreccia col tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell'ex sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, alla carica di presidente della Regione Campania, in cambio appunto degli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale. Negli ultimi mesi del 2009 e all'inizio di quest'anno Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino si sono adoperati per la candidatura di Nicola Cosentino.
Dopo l'arrivo di un provvedimento di custodia cautelare nei confronti del sottosegretario, i tre hanno cercato di favorire l'accoglimento del ricorso proposto contro questa misura grazie al rapporto tra Lombardi e il presidente della Corte di Cassazione in modo da recuperare la candidatura di Cosentino. Secondo quanto afferma il Gip nel provvedimento, dopo il rigetto del ricorso e dopo che il Pdl ha individuato in Stefano Caldoro come candidato alla Regione Campania, il sodalizio ha dato vita una intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato in modo da escluderlo dalla competizione elettorale, tentando di diffondere all'interno del partito, e tramite internet, notizie diffamatorie sul suo conto.
Tra le operazioni degli arrestati sotto la lente di ingrandimento della Procura ci sarebbero anche i tentativi, a partire dall'ottobre 2009, posti in essere da Lombardi e diretti a pilotare, tramite pressioni esercitate su componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, la nomina a cariche direttive di magistrati graditi al sodalizio tra i quali Alfonso Marra, che aspirava alla carica di presidente della corte d'Appello di Milano. Queste iniziative, in base a quanto sostiene il Gip, puntavano a far acquisire all'associazione buoni rapporti con i dirigenti di alcuni uffici giudiziari.
INCONTRO VERDINI-CARBONE-DELL'UTRI SUL LODO - Il 23 settembre dello scorso anno, a pochi giorni dal giudizio della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, avvenne una riunione nell'abitazione romana del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, per stabilire un tentativo di avvicinamento ai giudici della consulta. All'incontro era invitato anche l'imprenditore Flavio Carboni, il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi.
Al termine della riunione, in base a quanto scrive il Gip, Lombardi chiama Caliendo, che aveva dovuto abbandonare in anticipo l'incontro, aggiornandolo sugli argomenti trattati. Lombardi si dice disponibile a correre ai ripari in ogni modo, affermando che occorre fare la conta di quanti sono i giudici favorevoli alla bocciatura della legge e quanti quelli contrari, lavorando quotidianamente alla vicenda in vista del giudizio della Consulta previsto inizialmente per il 6 ottobre. Stesso discorso viene fatto da Lombardi a Martone e Carboni. La troppa loquacità di Lombardi e l'incontro del 23 settembre sono oggetto di una successiva conversazione tra Martino e Carboni. L'imprenditore sardo raccomanda a Martino di riferire solo con lui della questione perché Lombardi (ritenuto da entrambi fondamentale per la riuscita dei loro piani) parla troppo. Tra le personalità avvicinate da Lombardi per fare da tramite con i giudici della Consulta anche il parlamentare Renzo Lusetti, che tuttavia reagisce con imbarazzo alle telefonate. Analogo imbarazzo mostra, in una telefonata intercettata il 30 settembre, il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli, che tenta in ogni modo di sottrarsi alle richieste pressanti di Lombardi su come avvicinare uno dei giudici chiamati a pronunciarsi sul lodo Alfano. La contropartita chiesta per tale attività di lobby è la candidatura di Nicola Cosentino alla Regione Campania, come esplicitato in una telefonata di Lombardi allo stesso sottosegretario. Il tentativo di influire sul giudizio di costituzionalità del lodo Alfano non andò però a buon fine. Il 7 ottobre 2009 la Corte boccia il provvedimento, suscitando le ire di Carboni e Martino, che accusano Lombardi del fallimento e della figuraccia fatta con i propri referenti politici, a partire da Verdini.
ARRESTATO CARBONI, IN MANETTE ALTRI DUE - "Una associazione per delinquere diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti" caratterizzata "dalla segretezza degli scopi" e volta "a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione". E' quanto scrive il Gip del Tribunale di Roma, Giovanni De Donato, nel capo di imputazione dell'ordinanza (circa 60 pagine) di arresto per l'imprenditore Flavio Carboni, di Pasquale Lombardi, ex esponente della Dc e dell'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino.
Il legale di Carboni, Renato Borzone, ha fatto sapere che presenterà immediato ricorso al Tribunale della libertà contro il provvedimento che gli è stato appena notificato.
Il fascicolo che ha portato agli arresti nasce da uno stralcio, aperto quest'anno, dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico in Sardegna in cui è coinvolto, tra gli altri, anche il presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci.
La richiesta d'arresto di Carboni e dell'ex esponente della Dc Campana, Pasquale Lombardi, è stata fatta dal pm della procura di Roma, Rodolfo Sabelli e accolta dal gip Giovanni De Donato. Carboni, che ha 78 anni, è stato trasferito alle prima luci dell'alba, dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, presso il carcere di Regina Coeli mentre Lombardi, che vive ad Avellino, si trova attualmente nella casa circondariale irpina di Bellizzi. L'ipotesi di reato è quella di associazione a delinquere e di violazione degli articoli 1 e 2 della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il filone di indagine è collegato all'inchiesta della procura capitolina su un presunto comitato d'affari che avrebbe gestito l'assegnazione di una serie di appalti pubblici in Sardegna per la realizzazione di parchi eolici.
DIFESA CARBONI: ARRESTO ASSURDO - "Dopo averlo solo sospettato, la lettura dell'ordinanza di sociologia giudiziaria della Autorità giudiziaria di Roma dà conferma che il nulla probatorio emerso da mesi di indagine è sfociato in un arresto assurdo e ingiustificato, tra l' altro nei confronti di un quasi ottantenne con esiti di patologie cardiache e infartuali, per un reato associativo (la cd legge Anselmi) che è la metafora della deriva delle inchieste giudiziarie di questo paese". E' quanto afferma l'avvocato, Renato Borzone, difensore dell'imprenditore Flavio Carboni arrestato oggi dai carabinieri su richiesta della Procura di Roma. "Nessuna prova di reati specifici - prosegue - ed allora si va alla ricerca di fattispecie associative addirittura risibili. Se, come sempre è finora accaduto, Carboni troverà un giudice a Berlino sarà prima o poi scagionato da questi addebiti. Diversamente, bisognerà ancora combattere per fare riconoscere la differenza tra addebiti penali e addebiti moralistici. Nel frattempo, la difesa cercherà di capire quali sono i meccanismi di assegnazione dei processi negli uffici giudiziari romani".
BERSANI, EMERGE QUADRO ALLUCINANTE - "Quanto emerge dall'inchiesta descrive un quadro allucinante". Lo ha detto il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, commentando a margine della Festa dell'Unità di Roma le inchieste sugli appalti per l'eolico. "Dico solo due cose - ha aggiunto Bersani - e cioé i magistrati vadano fino in fondo, e il governo per favore venga in parlamento a dirci qualcosa su questa vicenda".
DI PIETRO: ATTENTATO ALLO STATO DI DIRITTO - "La vicenda sugli appalti dell'eolico raccontata dal gip nella sua ordinanza e dalla quale emerge un tentativo chiaro di condizionare l'attività della magistratura, è un vero e proprio attentato allo Stato di diritto". Lo afferma il leader dell'Idv Antonio Di Pietro commentando l'ordinanza del gip Giovanni Di Donato sull'inchiesta relativa agli impianti eolici. "Se corrispondesse alla realtà, sarebbe un verminaio dietro al quale si nasconde il progetto di una loggia massonica di sovvertire l'assetto socio-politico-istituzionale del Paese. Il puzzle sta per essere completato - prosegue Di Pietro - e porta la firma del Piano di Rinascita Democratica della P2, gloriosa loggia massonica i cui affiliati ricoprono ruoli di primissimo piano nelle istituzioni. Adesso non resta che affidarsi ai magistrati affinché facciano al più presto chiarezza".
D'ALIA: QUADRO TORBIDO, ATTI ALL'ANTIMAFIA - Sta emergendo "un quadro torbido e preoccupante per l'Italia e le sue istituzioni: sembrerebbe infatti di essere di fronte a un sistema di potere che va ben oltre la gestione degli appalti, ma che mira a condizionare, intimidire e assoggettare parti dello Stato", afferma il presidente dei senatori dell'Udc, Gianpiero D'Alia che suggerisce alla Commissione Antimafia di acquisire gli atti relativi alle indagini. "E' necessario - spiega D'Alia - che le indagini facciano la massima chiarezza su ogni aspetto senza trascurare nulla, perché sembra proprio che non si stia parlando solo di furbetti o di cricche, ma di un'organizzazione con un disegno criminale molto più ambizioso, che riporta purtroppo alla mente tristi episodi della nostra storia repubblicana".
giovedì 8 luglio 2010
L'affare dell'eolico in Sardegna
In manette l'imprenditore Flavio Carboni, l'ex Dc Pasquale Lombardi e l'imprenditore Arcangelo Martino. L'episodio, conclude il giudice, si intreccia con il tentativo dei tre di ottenere la candidatura di Cosentino in Campania, in cambio di interventi sulla Corte Costituzionale
fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2010/07/08/visualizza_new.html_1851145530.htmlGli arresti effettuati (di Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino) nascono da uno stralcio, aperto quest'anno, dell'inchiesta sugli appalti per l'eolico in Sardegna in cui sono coinvolti, fra gli altri, anche Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl; Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna; Ignazio Farris, presidente dell'Arpas Sardegna; Franco Piga, presidente dell'Autorita' d'Ambito territoriale della Sardegna; Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias. A fine aprile vi era stato un un blitz dei Carabinieri del Nucleo operativo di Roma nel palazzo di viale Trento della Regione Autonoma della Sardegna. I militari, su incarico del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, avevano acquisito, infatti, tutti i progetti sull'eolico presentati all'Assessorato regionale dell'Industria e l'operazione si era svolta nel massimo riserbo senza alcuna comunicazione ufficiale alla magistratura cagliaritana che indaga, come si appreso successivamente, su analoghe vicende legate alla presentazione di progetti per le energie rinnovabili. Nella sede dell'Assessorato erano state acquisite tutte le pratiche riguardanti domande presentate da privati a partire dal 2009. Dal canto suo l'attuale Giunta regionale, guidata da Cappellacci (Pdl), ha messo in atto gia' da tempo una serie di iniziative per evitare speculazioni da parte dei ''signori del vento''. E' stato approvato nel 2009 anche un provvedimento che blocca le domande dei privati, mentre a inizio 2010 sono state approvate delibere che escludono impianti eolici off shore lungo le coste sarde ed e' stata decisa la creazione dell'Agenzia regionale che dovrebbe gestire la programmazione degli impianti a terra.
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sabato 22 maggio 2010
Le 44mila telefonate di Carboni
Nelle carte anche strani passaggi legati a una discarica di rifiuti speciali a Porto Torres.
Di Anthony Muroni
fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/181566
Per parlare, Carboni, parla. Alla media di 250 telefonate al giorno. All'altro capo politici, funzionari di agenzie pubbliche, professionisti e “amici” consapevoli e inconsapevoli. Certo è che le quasi 44 mila intercettazioni effettuate sulle sue utenze nell'arco di sei mesi dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Velletri, recentemente trasmesse alla procura di Roma, sono una sorta di manna calata dal cielo. Al pool coordinato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo (ne fanno parte anche i sostituti Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò) è toccato in questi mesi scorrere i contenuti dei faldoni, incrociando le risultanze con quelle delle intercettazioni effettuate in proprio dalla struttura investigativa romana.
SOCIETÀ SEGRETA Da un primo esame emerge un quadro preoccupante: Carboni, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, si sarebbe mosso a tutto campo e non solo nell'ottica di fare affari in Sardegna. Sperimentando un sistema che sarebbe stato poi riproposto in diverse regioni. Attività potenzialmente illecite, tanto che i magistrati ipotizzano addirittura l'esistenza di una società segreta (sul modello della P2) alla quale farebbero riferimento imprenditori, affaristi e persino uomini politici di entrambi gli schieramenti.
L'AFFARE-RIFIUTI A Velletri si indagava su una discarica illegale d'amianto, alla quale è risultato interessato lo stesso Flavio Carboni, che pure non è stato coinvolto nella retata di arresti (una dozzina) scattata alla fine dell'agosto 2009. Agli atti sono rimaste però le sue conversazioni telefoniche, che ai carabinieri sono parse non slegate dal traffico illecito che in mezza Italia si è scatenato sulle energie rinnovabili. Al settimanale Panorama , che arriverà oggi nelle edicole sarde, un inquirente ha riferito che il business dell'eolico e quello dei rifiuti sono due facce della stessa medaglia: «Chi gestisce discariche, destinate a esaurirsi, si sta riciclando nelle energie alternative, che a loro volta, come nel caso dei pannelli solari, producono scorie. È un ciclo continuo, attorno al quale girano milioni di euro».
LA NUOVA P2 Prendendo le mosse dalla ricostruzione dei carabinieri, messa nero su bianco in un'informativa consegnata ai magistrati nell'ottobre 2008, quando l'inchiesta romana ha preso le mosse, il procuratore Capaldo è arrivato a sospettare l'esistenza di una nuova P2, di una superloggia massonica che punta a controllare politica e affari. Per questo, a Roma, sia a Carboni che a un altro paio di indagati pare venga contestata anche la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Certo, la presentazione che i carabinieri ne fanno nel rapporto non è di quelle che aiutano ad allontanare da lui i sospetti: «Flavio è noto come il “faccendiere” coinvolto nelle vicende legate alla cosiddetta loggia P2 facente capo a Licio Gelli, all'omicidio di Roberto Calvi (per il quale è stato assolto in due gradi di giudizio ndr ), al cosiddetto crac del Banco ambrosiano», scrivono gli uomini dell'Arma.
AFFARI E POLITICA In pochi mesi di intercettazioni la procura di Velletri ha registrato ogni genere di questione. Carboni al telefono vanta invariabilmente amicizie altolocate. Alcune vere, altre presunte. Spesso l'uomo d'affari parla con disinvoltura del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma fra i due non risultano conversazioni, nonostante mesi di ascolto. «Né il premier gli ha mai concesso un incontro» sottolinea ancora il rapporto degli investigatori. In un periodo limitato salta fuori anche un non meglio identificato “Altero”. I carabinieri hanno il sospetto che si possa trattare dell'ex ministro dell'Ambiente Matteoli, che nel 2005 incluse la discarica sassarese di Calancoi , di proprietà di Andrea Carboni (fratello di Flavio), nel sito di interesse nazionale («inquinato e da bonificare») di Porto Torres. Ma mancano le conferme, tanto che l'attuale responsabile delle Infrastrutture non è stato nemmeno iscritto nel registro degli indagati.
I COLLEGAMENTI Ma Flavio Carboni non si ferma qua: si vanta di avere entrature all'Eni («mi hanno fatto avere delle lettere che sono di importanza storica»), nella società Sviluppo Italia («non c'è problema a rivolgersi a enti di Stato per essere sostenuti nei lavori») e all'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile. A loro pare che l'imprenditore intercettato faccia riferimento quando si vanta di «poter facilmente ottenere concessioni per parchi eolici» in Sicilia e nel Lazio.
Sabato 22 maggio 2010
sabato 15 maggio 2010
Eolico, indagato Cappellacci: i Pm "entrano" in viale Trento
di Anthony Muroni
Corruzione e abuso d'ufficio. Queste le ipotesi di reato della procura di Roma nei confronti del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Ieri, a tarda sera, è arrivata la conferma. Da qualche giorno il governatore è stato iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sul business dell'eolico e delle energie rinnovabili. Impossibile conoscere l'oggetto delle contestazioni. A mettere nei guai Cappellacci sarebbero state le frequentazioni con l'uomo d'affari Flavio Carboni.
fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/180677
Corruzione e abuso d'ufficio. Questi i reati ipotizzati dalla procura di Roma nei confronti del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Ieri, a tarda sera, è arrivata la conferma. Da qualche giorno il governatore è stato iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sul business dell'eolico e delle energie rinnovabili. Impossibile conoscere l'oggetto delle contestazioni. A mettere nei guai Cappellacci (e prima di lui il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini) sarebbero state le frequentazioni con l'uomo d'affari Flavio Carboni, 78 anni, originario di Torralba. Con loro sotto inchiesta ci sono anche il costruttore Arcangelo Martino, il magistrato tributario Pasquale Lombardi, il direttore dell'Arpas Ignazio Farris, il consigliere provinciale del Sulcis Pinello Cossu e il commissario dell'Ato Franco Piga.
LE INDAGINI Secondo le annotazioni dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, trasmesse al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, Cappellacci e Carboni si sarebbero incontrati in almeno cinque occasioni. Due volte a Roma, nella casa di Verdini a piazza Venezia (presente anche il senatore Marcello Dell'Utri), una volta a Cagliari (al T hotel), un'altra a Suelli (nel corso di un pranzo consumato in un centro convegni) e un'altra ancora a Pula, nel corso di un convegno sul federalismo fiscale, alla presenza di magistrati di rilevanza nazionale. Almeno due di queste circostanze (Roma e Pula) erano state confermate nei giorni scorsi dallo stesso governatore: «Sono tranquillo. Carboni mi chiese di sottoscrivere un accordo di programma con la Regione sulle fonti energetiche alternative. Spiegai che non era possibile, che la precedente normativa lo consentiva, ma che l'avevamo modificata. E da allora non se ne parlò più».
IL CONVEGNO Sull'incontro al convegno organizzato dall'associazione “Diritti e libertà” (ne fanno parte gli altri indagati Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, sospettati di voler avvicinare il magistrato cagliaritano Giangiacomo Pilia, per cercare di “addomesticare” un'inchiesta in corso) Cappellacci è stato ancora più netto: «Ho incontrato questo signore in un'occasione pubblica alla quale erano presenti magistrati di prim'ordine. Come posso pensare che sia considerato poco onesto anche solo incontrarlo?». Affermazioni che il presidente della Regione, criticato dall'opposizione per la sua “imprudenza”, ha sempre accompagnato da un concetto declamato con nettezza: «Chiedo di essere giudicato dai fatti. E questi dicono che la Giunta da me presieduta non si è piegata a nessuna speculazione. Nella mia breve esperienza da candidato e da governatore ho incontrato migliaia di persone. Non ho mai consentito a nessuno di mettere le mani nella marmellata. Anzi, tutti i vasetti, se ci si riferisce a energie rinnovabili e appalti, questo esecutivo li ha chiusi nell'armadio a doppia mandata».
IL TEOREMA La procura sembra pensarla diversamente: dà per probabile l'esistenza di un comitato d'affari coordinato da Carboni, che tentò di mettere le mani sul settore delle energie rinnovabili. Dalle carte emerge che questo interessamento è datato 2008. Tanto che dalle telefonate intercettate si apprende che l'uomo d'affari avrebbe cercato di avvicinare l'allora governatore Soru, tentando di arrivare a lui attraverso l'editore Carlo De Benedetti, sfruttando la sua personale amicizia con il defunto principe Caracciolo. Il tentativo non andò a buon fine e, nelle settimane successive, la situazione politica sarda precipitò. Soru si dimise e cercò un secondo mandato attraverso le elezioni di febbraio, nelle quali venne sconfitto dall'outsider Cappellacci. A quel punto Carboni cambia strategia e decide di chiedere a Verdini di presentargli il nuovo governatore. In questo passaggio la chiave dell'inchiesta, che ora ha un nuovo indagato eccellente.
Sabato 15 maggio 2010 17.57
domenica 9 maggio 2010
Carboni, l'occulto consigliere dell'eolico sardo
di Giovanni Maria Bellu
fonte: http://www.unita.it/news/ambiente/98449/carboni_locculto_consigliere_delleolico_sardo
Sarà stato per l’euforia dell’assoluzione dall’accusa dell’omicidio di Roberto Calvi. Fatto sta che Flavio Carboni ha rivelato di essere una sorta di consigliere occulto della maggioranza che governa la Sardegna. Al punto di aver indicato il nome del presidente dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale: quell’Ignazio Farris che da qualche giorno, assieme allo stesso Carboni e al coordinatore del Pdl Denis Verdini, è indagato per concorso in corruzione dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul “comitato d’affari” che si sarebbe spartito gli appalti per la costruzione di alcuni impianti eolici nell’isola.
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Intervistato da La Stampa e dal quotidiano Il Sardegna, l’ormai settantottenne “uomo d’affari” ha tranquillamente riconosciuto di aver suggerito il nome di Farris («È una brava persona. Mettere una buona parola, una raccomandazione, che reato?») e di averlo sostenuto. In che modo l’ha chiarito lo stesso presidente della Regione Ugo Cappellacci che proprio ieri è tornato nell’isola dopo una settimana negli Stati Uniti: «Per la scelta di Farris, che non nego, fu decisiva la segnalazione di Verdini. Del resto si trattava del capo del mio partito».
Cappellacci non ha trovato un bel clima nei suoi uffici: i carabinieri inviati dalla Direzione antimafia, che la scorsa settimana avevano fatto visita all’assessorato all’Industria, l’altro ieri si sono presentati al secondo piano del palazzo della Regione, dove si trova la direzione generale, e hanno clonato il contenuto di un pc. Gli investigatori tentano di capire se l’attività del “comitato d'affari”, oltre alla nomina dell’amico di Carboni alla guida dell'Arpas, abbia prodotto altri risultati. Chissà, magari qualche delibera poi non registrata.
L’inchiesta della Dda romana - a condurla è l’aggiunto Giancarlo Capaldo - è stata avviata nel 2008. Fu allora che gli inquirenti rilevarono le prime tracce del “comitato d’affari”. Secondo l’ipotesi del magistrato, era costituito da alcuni imprenditori del Nord che, su invito di Flavio Carboni, avevano messo assieme diversi milioni di euro da investire nell’eolico in Sardegna. Sempre secondo l’ipotesi investigativa, questo denaro poi transitò nelle casse della Banca di credito cooperativo, della quale Verdini è presidente (e che è stata già perquisita).
Ma Carboni non ebbe solo il ruolo di collettore del denaro. Assunse anche quello di “promotore” (o “sviluppatore”), figura già emersa in altre inchieste giudiziarie sui business criminali attorno alle energie alternative. Si tratta dell’uomo che, attraverso i suoi contatti e la sua esperienza, apre la strada alla costruzione delle centrali. Insomma, uno che sa quali ingranaggi politici e amministratori oliare, e come. Si comprende dunque l’imbarazzo di quanti hanno avuto occasione di incontrarlo nei mesi durante i quali, secondo gli investigatori, svolgeva quest’attività.
Di certo Verdini e Cappellacci furono tra loro. Ci fu un incontro a Roma nella casa di Verdini, poi - ha riconosciuto lo stesso presidente della Regione - ce ne furono altri in Sardegna. Uno in un albergo di Cagliari e un altro in un convegno a S. Margherita di Pula. Non basta: Carboni, seduto accanto a Verdini, presenziò al discorso di Silvio Berlusconi in occasione dell’apertura della campagna elettorale di Cappellacci. Una conoscenza di lunga data: «Con Cappellacci - ha detto Flavio Carboni - ci siamo incontrati diverse volte, soprattutto quando non era presidente».
Il capo del governo sardo ha negato che in quegli incontri si sia parlato di politica. Quanto al summit nella casa romana di Verdini, a la Stampa ha detto: «Flavio Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile. Che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile». Curiosamente Carboni, nell’intervista a Il Sardegna, di quell’incontro ha fornito una versione diversa. Ha detto, infatti, che non si parlò di impianti eolici. E ha aggiunto: «In Sardegna chiesi una sola autorizzazione, tantissimo tempo fa, per un impianto del Nord che non mi diedero. Altro che favori, io dovrei essere molto arrabbiato con questa amministrazione regionale».
E qua le due versioni tornano a coincidere. Perché Ugo Cappellacci oggi si presenta come il più accanito tra gli oppositori alle centrali eoliche: «Ho bloccato le pale come un talebano». A sostegno di questa tesi, una delibera adottata meno di un mese fa (poco prima che l’indagine giudiziaria esplodesse) che annuncia l’istituzione di una società, “Sardegna energia”, incaricata di occuparsi di energie alternative.
Ma prima? Forse Carboni non ha mentito a proposito di quella richiesta di autorizzazione avanzata «tantissimo tempo fa». Cicito Morittu, assessore all’Ambiente della giunta guidata da Renato Soru, fa risalire agli anni tra il 2001 e il 2004 la comparsa nell’isola dei primi “sviluppatori”. Alcuni dei quali, aggiunge, «rispuntano oggi nelle indagini della magistratura romana».
«In quegli anni furono presentate 87 richieste di impianti eolici per un totale di 3750 megawatt di potenza e di tremila torri disseminate su tutte le cime montagnose della Sardegna». L’isola era governata dal centrodestra. Prima dalla giunta guidata da Mauro Pili, poi da quella guidata da Italo Masala, con Ugo Cappellacci assessore alla Programmazione e al Bilancio. Di tutti questi impianti, i più importanti furono approvati. Salvo essere poi bloccati, nel 2004, dalla legge salvacoste della giunta Soru. Nel 2007, con la legge finanziaria, il governo di centrosinistra definì le modalità (accordi di programma e bandi) per lo sfruttamento del vento a fini energetici. E la gestione fu affidata a un ente regionale, l'Enas, quello che si occupa degli acquedotti, con l'obbiettivo di dimezzare il costo dell’acqua tagliando, attraverso il vento, il costo dell'energia.
Tutte queste norme (e anche i finanziamenti all’ente regionale) sono state abolite dalla giunta Cappellacci poco dopo l’insediamento. Per questo, ha scritto l’ex assessore Morittu e ha ribadito Renato Soru in un’intervista apparsa ieri su La Nuova Sardegna - è difficile credere alle attuali posizioni “talebane” di Ugo Cappellacci..
(09 maggio 2010)
sabato 1 maggio 2010
Vento di mafia
Il business dell'eolico. Il ricco bottino dei fondi pubblici. Nel mirino di imprenditori legati alle cosche. E di faccendieri. In Sardegna è partito l'assalto all'industria dell'energia pulita
fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/vento-di-mafia/2126091/25
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Ci siamo giocati anche la Sardegna. Stanno cadendo uno dopo l'altro gli ultimi territori liberi dalla mafia. Gli interessi di imprenditori in contatto con gli uomini di Cosa nostra sono arrivati fin qui, nel cuore più antico dell'autonomismo.
Da queste parti gli amici degli amici non sparano. Vengono armati di mappe meteorologiche, anemometri e soldi. Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. Ovunque. L'entroterra incontaminato dell'isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L'energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell'Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico.
Si possono vedere all'opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l'ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l'aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l'Italia di pale e piloni.
Bisogna percorrere le coste e i crinali esposti al maestrale. Dalla provincia di Cagliari a quella di Sassari. Non si incontrano soltanto burattinai che portano in Sicilia. Si finisce in mezzo all'ultimissima inchiesta avviata dalla Procura di Roma su affari e politica.
Al centro degli accertamenti per corruzione ci sono le attività di Ignazio Farris, direttore generale dell'Agenzia regionale sarda per la protezione dell'ambiente, nominato il 6 agosto 2009 dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci. E c'è il lavoro dell'ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari,
Pinello Cossu (Udc). L'indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l'ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l'imprenditore che ha raccontato al 'Corriere della Sera' di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l'amica allora minorenne del presidente del Consiglio.
E ancora altri nomi: il magistrato Pasquale Lombardi e Flavio Carboni, 78 anni, il famoso faccendiere che in Sardegna ha venduto Villa Certosa a Berlusconi. E che da decenni si muove nelle ombre italiane, fuori e dentro i processi: dalla bancarotta del Banco Ambrosiano all'omicidio di Roberto Calvi, ai legami con i boss della banda della Magliana. Secondo le notizie trapelate, Lombardi e Carboni parlano più volte al telefono dei loro interessi sardi, dei contatti con il senatore Marcello Dell'Utri, sotto processo per mafia a Palermo, e del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, già sotto inchiesta a Firenze per gli appalti della Protezione civile. La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all'inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali.
L'ex socio del gruppo Moratti in contatto con la mafia verde ha combattuto anni per trasformare lo splendido altopiano che separa Ulassai da Perdasdefogu, nella provincia dell'Ogliastra. Il risultato del lavoro di Luigi Franzinelli sono le gigantesche eliche piazzate dappertutto lungo la strada provinciale 13. E altre sorgeranno ancora. È il più grande parco eolico con 48 generatori su un totale previsto di 96. Quando la nebbia primaverile si dirada, da qui si vede il mare che bagna Arbatax, sulla costa orientale. Ulassai è un paese di 1.500 abitanti appeso alle nuvole. Una meta che grazie a Internet richiama speleologi e arrampicatori dal Nord Europa per le grotte e le pareti di calcare a picco sulle case. Perdasdefogu, 2.300 abitanti, è invece famosa per il vicino poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra e per gli allarmi dopo l'esplosione di bombe e missili con uranio impoverito. Tra i due paesi, 27 chilometri di pascoli. Prima dell'arrivo da queste parti di Franzinelli c'erano soltanto secoli di pastorizia e giornate di vento impetuoso.
L'imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l'accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.
Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l'attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall'inchiesta, erano al corrente dell'attività in Sicilia dell'ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l'imprenditore e con i suoi familiari.
Quello di Franzinelli è il classico identikit dello 'sviluppatore': una figura tutta italiana nell'affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l'attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l'elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale. Una sorta di testa di legno. E come per le più misteriose teste di legno, il passato non è custodito in Sicilia ma al Nord. Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell'energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.
Negli atti dell'inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un'altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L'uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l'imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
Alla fine del balletto di quote e cariche, la concessione sul terreno comunale del parco eolico di Ulassai, finanziato dal fondo europeo di sviluppo per un totale di 2.900 ettari, rimane alla Sardeolica. Nel bilancio 2008 la società dichiara un giro d'affari di 23 milioni e 800 mila euro grazie all'elettricità ricavata dal vento e una produzione in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 mila famiglie. Il Comune di Ulassai, per la concessione, incassa ogni anno da Sardeolica 761mila euro. Il progetto ha creato 20 posti di lavoro. Ma le famiglie e le imprese del paese non hanno nessuna agevolazione sui consumi elettrici.
Da quando l'alleanza trasversale centrodestra-centrosinistra ha bocciato il piano paesaggistico e due anni fa ha provocato le dimissioni del governatore Renato Soru, gli 'sviluppatori' investono ovunque. Cercano accordi direttamente con i Comuni a caccia di soldi e posti di lavoro o con le altre amministrazioni locali. Così ha fatto nei mesi scorsi Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l'amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un'azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un'interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall'ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L'inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell'anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.
Già tre anni fa Italia nostra e altre associazioni ambientaliste intuiscono cosa sta accadendo: "L'approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica", è scritto nel dossier 2007 sull'Italia: "Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici". Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l'assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell'inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l'area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia.
Non sono sardi nemmeno i proprietari della Geopower Sardegna srl. L'impresa che sta cambiando i connotati alle montagne di granito rosso tra Buddusò e Alà dei Sardi è stata costituita con 10 mila euro e appartiene alla britannica Falck renewables limited, dell'omonimo gruppo milanese. È uno dei progetti curati direttamente dai committenti, senza interventi di mediatori e 'sviluppatori' sospetti. I lavori sono tuttora in corso. Nel 2007, durante la presidenza Soru, la Regione ha fermato il cantiere. Contava sul piano paesaggistico che prevedeva la costruzione di torri eoliche soltanto nelle zone industriali o già compromesse. Nove mesi dopo il Tar ha dato ragione alla Geopower, che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste. Così sopra i sughereti della Gallura vedremo presto 69 eliche alte novanta metri. Daranno lavoro a 25 persone del posto e, secondo i sindaci dei due Comuni favorevoli al progetto, forniranno elettricità a buon mercato. In Sardegna maestrale e libeccio non mancano. Ma grazie agli aiuti pubblici, l'eolico italiano è anche un affare. Che troppo spesso soffia nella direzione sbagliata: invece di produrre energia pulita e proteggere l'ambiente, alimenta l'economia sporca e il potere dei clan.
giovedì 18 febbraio 2010
Il governatore della Sardegna: «I sardi? Un problema»
La Sardegna è bellissima, ma ha un grande limite: i sardi. È una logora battuta del repertorio xenofobo nazionale. Diventa sorprendente quando a pronunciarla è lo stesso presidente della Regione sarda. È il frammento di un’intercettazione allegata agli atti dell’indagine sui rapporti tra il coordinatore del Pdl Loris Veridini e l’imprenditore toscano Riccardo Fusi. I due si salutano, s’informano sui rispettivi impegni. Poi Verdini, che evidentemente ce l’ha accanto, presenta telefonicamente Ugo Cappellacci al suo interlocutore.
Verdini: «Ti passo il presidente della Sardegna... che è un amico... quello che tu mi avevi detto che volevi salutare... te lo passo e poi dopo fisso un incontro con lui».
Cappellacci: «Piacere ti conoscerti».
Fusi: «Anche a me».
Cappellacci: «E poi abbiamo un caro amico comune.... quindi per la proprietà transitiva ... c’abbiamo un'amicizia».
Fusi (ridendo): «Te hai anche una bellissima terra...».
Cappellacci: «È la più bella d'Italia ... non una “bellissima terra”. Semplicemente la più bella d’Italia».
Fusi: «Io sono innamorato di quella terra lì». (Cappellacci ride). Un po’ meno dei sardi...».
Cappellacci: «Guarda... sfondi una porta aperta... perché ho la consapevolezza del vero grande limite della Sardegna: noi sardi. E quindi...» (ride ancora) I due si salutano, non prima che il presidente, ricambiato da un laconico «grazie», abbia detto: «Spero di poterti conoscere presto di persona». La conversazione tra Fusi e Verdini riprende. Ma parlano ancora di Cappellacci.
Verdini: «C’avrebbe delle aragoste pronte...».
Fusi: «Si va in elicottero a prenderle...».
Verdini: «Non “a prenderle”. Si va a mangiarle là. Non le dà».
Fusi: «Non le dà?».
Verdini: «Le devi mangiare sul luogo...».
http://www.unita.it/news/italia/95215/il_governatore_della_sardegna_i_sardi_un_problema
