sabato 22 maggio 2010
Le 44mila telefonate di Carboni
Nelle carte anche strani passaggi legati a una discarica di rifiuti speciali a Porto Torres.
Di Anthony Muroni
fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/181566
Per parlare, Carboni, parla. Alla media di 250 telefonate al giorno. All'altro capo politici, funzionari di agenzie pubbliche, professionisti e “amici” consapevoli e inconsapevoli. Certo è che le quasi 44 mila intercettazioni effettuate sulle sue utenze nell'arco di sei mesi dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Velletri, recentemente trasmesse alla procura di Roma, sono una sorta di manna calata dal cielo. Al pool coordinato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo (ne fanno parte anche i sostituti Rodolfo Sabelli e Ilaria Calò) è toccato in questi mesi scorrere i contenuti dei faldoni, incrociando le risultanze con quelle delle intercettazioni effettuate in proprio dalla struttura investigativa romana.
SOCIETÀ SEGRETA Da un primo esame emerge un quadro preoccupante: Carboni, secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, si sarebbe mosso a tutto campo e non solo nell'ottica di fare affari in Sardegna. Sperimentando un sistema che sarebbe stato poi riproposto in diverse regioni. Attività potenzialmente illecite, tanto che i magistrati ipotizzano addirittura l'esistenza di una società segreta (sul modello della P2) alla quale farebbero riferimento imprenditori, affaristi e persino uomini politici di entrambi gli schieramenti.
L'AFFARE-RIFIUTI A Velletri si indagava su una discarica illegale d'amianto, alla quale è risultato interessato lo stesso Flavio Carboni, che pure non è stato coinvolto nella retata di arresti (una dozzina) scattata alla fine dell'agosto 2009. Agli atti sono rimaste però le sue conversazioni telefoniche, che ai carabinieri sono parse non slegate dal traffico illecito che in mezza Italia si è scatenato sulle energie rinnovabili. Al settimanale Panorama , che arriverà oggi nelle edicole sarde, un inquirente ha riferito che il business dell'eolico e quello dei rifiuti sono due facce della stessa medaglia: «Chi gestisce discariche, destinate a esaurirsi, si sta riciclando nelle energie alternative, che a loro volta, come nel caso dei pannelli solari, producono scorie. È un ciclo continuo, attorno al quale girano milioni di euro».
LA NUOVA P2 Prendendo le mosse dalla ricostruzione dei carabinieri, messa nero su bianco in un'informativa consegnata ai magistrati nell'ottobre 2008, quando l'inchiesta romana ha preso le mosse, il procuratore Capaldo è arrivato a sospettare l'esistenza di una nuova P2, di una superloggia massonica che punta a controllare politica e affari. Per questo, a Roma, sia a Carboni che a un altro paio di indagati pare venga contestata anche la violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Certo, la presentazione che i carabinieri ne fanno nel rapporto non è di quelle che aiutano ad allontanare da lui i sospetti: «Flavio è noto come il “faccendiere” coinvolto nelle vicende legate alla cosiddetta loggia P2 facente capo a Licio Gelli, all'omicidio di Roberto Calvi (per il quale è stato assolto in due gradi di giudizio ndr ), al cosiddetto crac del Banco ambrosiano», scrivono gli uomini dell'Arma.
AFFARI E POLITICA In pochi mesi di intercettazioni la procura di Velletri ha registrato ogni genere di questione. Carboni al telefono vanta invariabilmente amicizie altolocate. Alcune vere, altre presunte. Spesso l'uomo d'affari parla con disinvoltura del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ma fra i due non risultano conversazioni, nonostante mesi di ascolto. «Né il premier gli ha mai concesso un incontro» sottolinea ancora il rapporto degli investigatori. In un periodo limitato salta fuori anche un non meglio identificato “Altero”. I carabinieri hanno il sospetto che si possa trattare dell'ex ministro dell'Ambiente Matteoli, che nel 2005 incluse la discarica sassarese di Calancoi , di proprietà di Andrea Carboni (fratello di Flavio), nel sito di interesse nazionale («inquinato e da bonificare») di Porto Torres. Ma mancano le conferme, tanto che l'attuale responsabile delle Infrastrutture non è stato nemmeno iscritto nel registro degli indagati.
I COLLEGAMENTI Ma Flavio Carboni non si ferma qua: si vanta di avere entrature all'Eni («mi hanno fatto avere delle lettere che sono di importanza storica»), nella società Sviluppo Italia («non c'è problema a rivolgersi a enti di Stato per essere sostenuti nei lavori») e all'Enea, l'agenzia nazionale per le nuove tecnologie e lo sviluppo sostenibile. A loro pare che l'imprenditore intercettato faccia riferimento quando si vanta di «poter facilmente ottenere concessioni per parchi eolici» in Sicilia e nel Lazio.
Sabato 22 maggio 2010
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sabato 15 maggio 2010
Eolico, indagato Cappellacci: i Pm "entrano" in viale Trento
di Anthony Muroni
Corruzione e abuso d'ufficio. Queste le ipotesi di reato della procura di Roma nei confronti del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Ieri, a tarda sera, è arrivata la conferma. Da qualche giorno il governatore è stato iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sul business dell'eolico e delle energie rinnovabili. Impossibile conoscere l'oggetto delle contestazioni. A mettere nei guai Cappellacci sarebbero state le frequentazioni con l'uomo d'affari Flavio Carboni.
fonte: http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/180677
Corruzione e abuso d'ufficio. Questi i reati ipotizzati dalla procura di Roma nei confronti del presidente della Regione Ugo Cappellacci. Ieri, a tarda sera, è arrivata la conferma. Da qualche giorno il governatore è stato iscritto nel registro degli indagati nell'inchiesta sul business dell'eolico e delle energie rinnovabili. Impossibile conoscere l'oggetto delle contestazioni. A mettere nei guai Cappellacci (e prima di lui il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini) sarebbero state le frequentazioni con l'uomo d'affari Flavio Carboni, 78 anni, originario di Torralba. Con loro sotto inchiesta ci sono anche il costruttore Arcangelo Martino, il magistrato tributario Pasquale Lombardi, il direttore dell'Arpas Ignazio Farris, il consigliere provinciale del Sulcis Pinello Cossu e il commissario dell'Ato Franco Piga.
LE INDAGINI Secondo le annotazioni dei carabinieri del nucleo investigativo di Roma, trasmesse al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, Cappellacci e Carboni si sarebbero incontrati in almeno cinque occasioni. Due volte a Roma, nella casa di Verdini a piazza Venezia (presente anche il senatore Marcello Dell'Utri), una volta a Cagliari (al T hotel), un'altra a Suelli (nel corso di un pranzo consumato in un centro convegni) e un'altra ancora a Pula, nel corso di un convegno sul federalismo fiscale, alla presenza di magistrati di rilevanza nazionale. Almeno due di queste circostanze (Roma e Pula) erano state confermate nei giorni scorsi dallo stesso governatore: «Sono tranquillo. Carboni mi chiese di sottoscrivere un accordo di programma con la Regione sulle fonti energetiche alternative. Spiegai che non era possibile, che la precedente normativa lo consentiva, ma che l'avevamo modificata. E da allora non se ne parlò più».
IL CONVEGNO Sull'incontro al convegno organizzato dall'associazione “Diritti e libertà” (ne fanno parte gli altri indagati Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino, sospettati di voler avvicinare il magistrato cagliaritano Giangiacomo Pilia, per cercare di “addomesticare” un'inchiesta in corso) Cappellacci è stato ancora più netto: «Ho incontrato questo signore in un'occasione pubblica alla quale erano presenti magistrati di prim'ordine. Come posso pensare che sia considerato poco onesto anche solo incontrarlo?». Affermazioni che il presidente della Regione, criticato dall'opposizione per la sua “imprudenza”, ha sempre accompagnato da un concetto declamato con nettezza: «Chiedo di essere giudicato dai fatti. E questi dicono che la Giunta da me presieduta non si è piegata a nessuna speculazione. Nella mia breve esperienza da candidato e da governatore ho incontrato migliaia di persone. Non ho mai consentito a nessuno di mettere le mani nella marmellata. Anzi, tutti i vasetti, se ci si riferisce a energie rinnovabili e appalti, questo esecutivo li ha chiusi nell'armadio a doppia mandata».
IL TEOREMA La procura sembra pensarla diversamente: dà per probabile l'esistenza di un comitato d'affari coordinato da Carboni, che tentò di mettere le mani sul settore delle energie rinnovabili. Dalle carte emerge che questo interessamento è datato 2008. Tanto che dalle telefonate intercettate si apprende che l'uomo d'affari avrebbe cercato di avvicinare l'allora governatore Soru, tentando di arrivare a lui attraverso l'editore Carlo De Benedetti, sfruttando la sua personale amicizia con il defunto principe Caracciolo. Il tentativo non andò a buon fine e, nelle settimane successive, la situazione politica sarda precipitò. Soru si dimise e cercò un secondo mandato attraverso le elezioni di febbraio, nelle quali venne sconfitto dall'outsider Cappellacci. A quel punto Carboni cambia strategia e decide di chiedere a Verdini di presentargli il nuovo governatore. In questo passaggio la chiave dell'inchiesta, che ora ha un nuovo indagato eccellente.
Sabato 15 maggio 2010 17.57
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domenica 9 maggio 2010
Carboni, l'occulto consigliere dell'eolico sardo
di Giovanni Maria Bellu
fonte: http://www.unita.it/news/ambiente/98449/carboni_locculto_consigliere_delleolico_sardo
Sarà stato per l’euforia dell’assoluzione dall’accusa dell’omicidio di Roberto Calvi. Fatto sta che Flavio Carboni ha rivelato di essere una sorta di consigliere occulto della maggioranza che governa la Sardegna. Al punto di aver indicato il nome del presidente dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale: quell’Ignazio Farris che da qualche giorno, assieme allo stesso Carboni e al coordinatore del Pdl Denis Verdini, è indagato per concorso in corruzione dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul “comitato d’affari” che si sarebbe spartito gli appalti per la costruzione di alcuni impianti eolici nell’isola.
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Intervistato da La Stampa e dal quotidiano Il Sardegna, l’ormai settantottenne “uomo d’affari” ha tranquillamente riconosciuto di aver suggerito il nome di Farris («È una brava persona. Mettere una buona parola, una raccomandazione, che reato?») e di averlo sostenuto. In che modo l’ha chiarito lo stesso presidente della Regione Ugo Cappellacci che proprio ieri è tornato nell’isola dopo una settimana negli Stati Uniti: «Per la scelta di Farris, che non nego, fu decisiva la segnalazione di Verdini. Del resto si trattava del capo del mio partito».
Cappellacci non ha trovato un bel clima nei suoi uffici: i carabinieri inviati dalla Direzione antimafia, che la scorsa settimana avevano fatto visita all’assessorato all’Industria, l’altro ieri si sono presentati al secondo piano del palazzo della Regione, dove si trova la direzione generale, e hanno clonato il contenuto di un pc. Gli investigatori tentano di capire se l’attività del “comitato d'affari”, oltre alla nomina dell’amico di Carboni alla guida dell'Arpas, abbia prodotto altri risultati. Chissà, magari qualche delibera poi non registrata.
L’inchiesta della Dda romana - a condurla è l’aggiunto Giancarlo Capaldo - è stata avviata nel 2008. Fu allora che gli inquirenti rilevarono le prime tracce del “comitato d’affari”. Secondo l’ipotesi del magistrato, era costituito da alcuni imprenditori del Nord che, su invito di Flavio Carboni, avevano messo assieme diversi milioni di euro da investire nell’eolico in Sardegna. Sempre secondo l’ipotesi investigativa, questo denaro poi transitò nelle casse della Banca di credito cooperativo, della quale Verdini è presidente (e che è stata già perquisita).
Ma Carboni non ebbe solo il ruolo di collettore del denaro. Assunse anche quello di “promotore” (o “sviluppatore”), figura già emersa in altre inchieste giudiziarie sui business criminali attorno alle energie alternative. Si tratta dell’uomo che, attraverso i suoi contatti e la sua esperienza, apre la strada alla costruzione delle centrali. Insomma, uno che sa quali ingranaggi politici e amministratori oliare, e come. Si comprende dunque l’imbarazzo di quanti hanno avuto occasione di incontrarlo nei mesi durante i quali, secondo gli investigatori, svolgeva quest’attività.
Di certo Verdini e Cappellacci furono tra loro. Ci fu un incontro a Roma nella casa di Verdini, poi - ha riconosciuto lo stesso presidente della Regione - ce ne furono altri in Sardegna. Uno in un albergo di Cagliari e un altro in un convegno a S. Margherita di Pula. Non basta: Carboni, seduto accanto a Verdini, presenziò al discorso di Silvio Berlusconi in occasione dell’apertura della campagna elettorale di Cappellacci. Una conoscenza di lunga data: «Con Cappellacci - ha detto Flavio Carboni - ci siamo incontrati diverse volte, soprattutto quando non era presidente».
Il capo del governo sardo ha negato che in quegli incontri si sia parlato di politica. Quanto al summit nella casa romana di Verdini, a la Stampa ha detto: «Flavio Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile. Che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile». Curiosamente Carboni, nell’intervista a Il Sardegna, di quell’incontro ha fornito una versione diversa. Ha detto, infatti, che non si parlò di impianti eolici. E ha aggiunto: «In Sardegna chiesi una sola autorizzazione, tantissimo tempo fa, per un impianto del Nord che non mi diedero. Altro che favori, io dovrei essere molto arrabbiato con questa amministrazione regionale».
E qua le due versioni tornano a coincidere. Perché Ugo Cappellacci oggi si presenta come il più accanito tra gli oppositori alle centrali eoliche: «Ho bloccato le pale come un talebano». A sostegno di questa tesi, una delibera adottata meno di un mese fa (poco prima che l’indagine giudiziaria esplodesse) che annuncia l’istituzione di una società, “Sardegna energia”, incaricata di occuparsi di energie alternative.
Ma prima? Forse Carboni non ha mentito a proposito di quella richiesta di autorizzazione avanzata «tantissimo tempo fa». Cicito Morittu, assessore all’Ambiente della giunta guidata da Renato Soru, fa risalire agli anni tra il 2001 e il 2004 la comparsa nell’isola dei primi “sviluppatori”. Alcuni dei quali, aggiunge, «rispuntano oggi nelle indagini della magistratura romana».
«In quegli anni furono presentate 87 richieste di impianti eolici per un totale di 3750 megawatt di potenza e di tremila torri disseminate su tutte le cime montagnose della Sardegna». L’isola era governata dal centrodestra. Prima dalla giunta guidata da Mauro Pili, poi da quella guidata da Italo Masala, con Ugo Cappellacci assessore alla Programmazione e al Bilancio. Di tutti questi impianti, i più importanti furono approvati. Salvo essere poi bloccati, nel 2004, dalla legge salvacoste della giunta Soru. Nel 2007, con la legge finanziaria, il governo di centrosinistra definì le modalità (accordi di programma e bandi) per lo sfruttamento del vento a fini energetici. E la gestione fu affidata a un ente regionale, l'Enas, quello che si occupa degli acquedotti, con l'obbiettivo di dimezzare il costo dell’acqua tagliando, attraverso il vento, il costo dell'energia.
Tutte queste norme (e anche i finanziamenti all’ente regionale) sono state abolite dalla giunta Cappellacci poco dopo l’insediamento. Per questo, ha scritto l’ex assessore Morittu e ha ribadito Renato Soru in un’intervista apparsa ieri su La Nuova Sardegna - è difficile credere alle attuali posizioni “talebane” di Ugo Cappellacci..
(09 maggio 2010)
sabato 1 maggio 2010
Vento di mafia
autore: Fabrizio Gatti
Il business dell'eolico. Il ricco bottino dei fondi pubblici. Nel mirino di imprenditori legati alle cosche. E di faccendieri. In Sardegna è partito l'assalto all'industria dell'energia pulita
fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/vento-di-mafia/2126091/25
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Ci siamo giocati anche la Sardegna. Stanno cadendo uno dopo l'altro gli ultimi territori liberi dalla mafia. Gli interessi di imprenditori in contatto con gli uomini di Cosa nostra sono arrivati fin qui, nel cuore più antico dell'autonomismo.
Da queste parti gli amici degli amici non sparano. Vengono armati di mappe meteorologiche, anemometri e soldi. Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. Ovunque. L'entroterra incontaminato dell'isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L'energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell'Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico.
Si possono vedere all'opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l'ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l'aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l'Italia di pale e piloni.
Bisogna percorrere le coste e i crinali esposti al maestrale. Dalla provincia di Cagliari a quella di Sassari. Non si incontrano soltanto burattinai che portano in Sicilia. Si finisce in mezzo all'ultimissima inchiesta avviata dalla Procura di Roma su affari e politica.
Al centro degli accertamenti per corruzione ci sono le attività di Ignazio Farris, direttore generale dell'Agenzia regionale sarda per la protezione dell'ambiente, nominato il 6 agosto 2009 dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci. E c'è il lavoro dell'ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari,
Pinello Cossu (Udc). L'indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l'ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l'imprenditore che ha raccontato al 'Corriere della Sera' di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l'amica allora minorenne del presidente del Consiglio.
E ancora altri nomi: il magistrato Pasquale Lombardi e Flavio Carboni, 78 anni, il famoso faccendiere che in Sardegna ha venduto Villa Certosa a Berlusconi. E che da decenni si muove nelle ombre italiane, fuori e dentro i processi: dalla bancarotta del Banco Ambrosiano all'omicidio di Roberto Calvi, ai legami con i boss della banda della Magliana. Secondo le notizie trapelate, Lombardi e Carboni parlano più volte al telefono dei loro interessi sardi, dei contatti con il senatore Marcello Dell'Utri, sotto processo per mafia a Palermo, e del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, già sotto inchiesta a Firenze per gli appalti della Protezione civile. La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all'inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali.
L'ex socio del gruppo Moratti in contatto con la mafia verde ha combattuto anni per trasformare lo splendido altopiano che separa Ulassai da Perdasdefogu, nella provincia dell'Ogliastra. Il risultato del lavoro di Luigi Franzinelli sono le gigantesche eliche piazzate dappertutto lungo la strada provinciale 13. E altre sorgeranno ancora. È il più grande parco eolico con 48 generatori su un totale previsto di 96. Quando la nebbia primaverile si dirada, da qui si vede il mare che bagna Arbatax, sulla costa orientale. Ulassai è un paese di 1.500 abitanti appeso alle nuvole. Una meta che grazie a Internet richiama speleologi e arrampicatori dal Nord Europa per le grotte e le pareti di calcare a picco sulle case. Perdasdefogu, 2.300 abitanti, è invece famosa per il vicino poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra e per gli allarmi dopo l'esplosione di bombe e missili con uranio impoverito. Tra i due paesi, 27 chilometri di pascoli. Prima dell'arrivo da queste parti di Franzinelli c'erano soltanto secoli di pastorizia e giornate di vento impetuoso.
L'imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l'accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.
Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l'attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall'inchiesta, erano al corrente dell'attività in Sicilia dell'ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l'imprenditore e con i suoi familiari.
Quello di Franzinelli è il classico identikit dello 'sviluppatore': una figura tutta italiana nell'affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l'attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l'elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale. Una sorta di testa di legno. E come per le più misteriose teste di legno, il passato non è custodito in Sicilia ma al Nord. Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell'energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.
Negli atti dell'inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un'altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L'uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l'imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
Alla fine del balletto di quote e cariche, la concessione sul terreno comunale del parco eolico di Ulassai, finanziato dal fondo europeo di sviluppo per un totale di 2.900 ettari, rimane alla Sardeolica. Nel bilancio 2008 la società dichiara un giro d'affari di 23 milioni e 800 mila euro grazie all'elettricità ricavata dal vento e una produzione in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 mila famiglie. Il Comune di Ulassai, per la concessione, incassa ogni anno da Sardeolica 761mila euro. Il progetto ha creato 20 posti di lavoro. Ma le famiglie e le imprese del paese non hanno nessuna agevolazione sui consumi elettrici.
Da quando l'alleanza trasversale centrodestra-centrosinistra ha bocciato il piano paesaggistico e due anni fa ha provocato le dimissioni del governatore Renato Soru, gli 'sviluppatori' investono ovunque. Cercano accordi direttamente con i Comuni a caccia di soldi e posti di lavoro o con le altre amministrazioni locali. Così ha fatto nei mesi scorsi Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l'amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un'azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un'interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall'ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L'inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell'anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.
Già tre anni fa Italia nostra e altre associazioni ambientaliste intuiscono cosa sta accadendo: "L'approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica", è scritto nel dossier 2007 sull'Italia: "Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici". Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l'assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell'inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l'area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia.
Non sono sardi nemmeno i proprietari della Geopower Sardegna srl. L'impresa che sta cambiando i connotati alle montagne di granito rosso tra Buddusò e Alà dei Sardi è stata costituita con 10 mila euro e appartiene alla britannica Falck renewables limited, dell'omonimo gruppo milanese. È uno dei progetti curati direttamente dai committenti, senza interventi di mediatori e 'sviluppatori' sospetti. I lavori sono tuttora in corso. Nel 2007, durante la presidenza Soru, la Regione ha fermato il cantiere. Contava sul piano paesaggistico che prevedeva la costruzione di torri eoliche soltanto nelle zone industriali o già compromesse. Nove mesi dopo il Tar ha dato ragione alla Geopower, che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste. Così sopra i sughereti della Gallura vedremo presto 69 eliche alte novanta metri. Daranno lavoro a 25 persone del posto e, secondo i sindaci dei due Comuni favorevoli al progetto, forniranno elettricità a buon mercato. In Sardegna maestrale e libeccio non mancano. Ma grazie agli aiuti pubblici, l'eolico italiano è anche un affare. Che troppo spesso soffia nella direzione sbagliata: invece di produrre energia pulita e proteggere l'ambiente, alimenta l'economia sporca e il potere dei clan.
Il business dell'eolico. Il ricco bottino dei fondi pubblici. Nel mirino di imprenditori legati alle cosche. E di faccendieri. In Sardegna è partito l'assalto all'industria dell'energia pulita
fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/vento-di-mafia/2126091/25
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Ci siamo giocati anche la Sardegna. Stanno cadendo uno dopo l'altro gli ultimi territori liberi dalla mafia. Gli interessi di imprenditori in contatto con gli uomini di Cosa nostra sono arrivati fin qui, nel cuore più antico dell'autonomismo.
Da queste parti gli amici degli amici non sparano. Vengono armati di mappe meteorologiche, anemometri e soldi. Montagne di calcare e granito rosso, di pascoli e sughereti sono state sventrate per innalzare eliche e torri. Ovunque. L'entroterra incontaminato dell'isola non sarà più lo stesso che abbiamo visto o sentito raccontare. L'energia eolica regala elettricità pulita in tutto il mondo. Non nell'Italia del malaffare certificato. Bastano 10 mila euro per conquistare il diritto a demolire il paesaggio. È il capitale necessario per costituire una piccola srl. E per accaparrarsi poi le concessioni e i milioni di finanziamento pubblico.
Si possono vedere all'opera a Cagliari amministratori di società che a Napoli si occupano di noleggio di pedalò: in fondo si tratta sempre di fonti alternative. Oppure capita di inciampare nelle aziende del capitalismo nazionale. E scoprire che l'ex socio che ha aperto la via del vento ai fratelli Gianmarco e Massimo Moratti è stato condannato il 9 marzo a Palermo per corruzione. Con l'aggravante di avere favorito proprio Cosa nostra. Si chiama Luigi Franzinelli, 66 anni: ha disseminato l'Italia di pale e piloni.
Bisogna percorrere le coste e i crinali esposti al maestrale. Dalla provincia di Cagliari a quella di Sassari. Non si incontrano soltanto burattinai che portano in Sicilia. Si finisce in mezzo all'ultimissima inchiesta avviata dalla Procura di Roma su affari e politica.
Al centro degli accertamenti per corruzione ci sono le attività di Ignazio Farris, direttore generale dell'Agenzia regionale sarda per la protezione dell'ambiente, nominato il 6 agosto 2009 dalla giunta di centrodestra di Ugo Cappellacci. E c'è il lavoro dell'ex assessore ai Servizi sociali della provincia di Cagliari,
Pinello Cossu (Udc). L'indagine porta al progetto per un parco eolico nella zona industriale di Cagliari e coinvolge pure l'ex assessore socialista al Comune di Napoli, Arcangelo Martino, l'imprenditore che ha raccontato al 'Corriere della Sera' di avere presentato Silvio Berlusconi a Benedetto Letizia, padre di Noemi, l'amica allora minorenne del presidente del Consiglio.
E ancora altri nomi: il magistrato Pasquale Lombardi e Flavio Carboni, 78 anni, il famoso faccendiere che in Sardegna ha venduto Villa Certosa a Berlusconi. E che da decenni si muove nelle ombre italiane, fuori e dentro i processi: dalla bancarotta del Banco Ambrosiano all'omicidio di Roberto Calvi, ai legami con i boss della banda della Magliana. Secondo le notizie trapelate, Lombardi e Carboni parlano più volte al telefono dei loro interessi sardi, dei contatti con il senatore Marcello Dell'Utri, sotto processo per mafia a Palermo, e del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, già sotto inchiesta a Firenze per gli appalti della Protezione civile. La corsa italiana alle energie alternative al petrolio è soltanto all'inizio. Ed è facile immaginare cosa si rischia con i progetti per il nucleare. Perché proprio in Sardegna, per la sua tranquillità sismica, si prevede la costruzione di una o più centrali.
L'ex socio del gruppo Moratti in contatto con la mafia verde ha combattuto anni per trasformare lo splendido altopiano che separa Ulassai da Perdasdefogu, nella provincia dell'Ogliastra. Il risultato del lavoro di Luigi Franzinelli sono le gigantesche eliche piazzate dappertutto lungo la strada provinciale 13. E altre sorgeranno ancora. È il più grande parco eolico con 48 generatori su un totale previsto di 96. Quando la nebbia primaverile si dirada, da qui si vede il mare che bagna Arbatax, sulla costa orientale. Ulassai è un paese di 1.500 abitanti appeso alle nuvole. Una meta che grazie a Internet richiama speleologi e arrampicatori dal Nord Europa per le grotte e le pareti di calcare a picco sulle case. Perdasdefogu, 2.300 abitanti, è invece famosa per il vicino poligono sperimentale interforze di Salto di Quirra e per gli allarmi dopo l'esplosione di bombe e missili con uranio impoverito. Tra i due paesi, 27 chilometri di pascoli. Prima dell'arrivo da queste parti di Franzinelli c'erano soltanto secoli di pastorizia e giornate di vento impetuoso.
L'imprenditore viene condannato in primo grado poco più di un mese fa dal giudice di Palermo, Daniela Troja. Due anni con rito abbreviato: corruzione, aggravata dall'avere agevolato Cosa nostra. Il processo riguarda la costruzione del parco eolico intorno a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani. Secondo l'accusa, i boss hanno scelto e favorito la società Sud wind di Franzinelli. In cambio di tangenti versate a un esponente locale di Forza Italia, candidato alle Regionali del 2006. Condannato a un anno e 10 mesi anche uno dei soci, Antonio Aquara, 52 anni, salernitano di Ottati. Otto anni e quattro mesi per associazione mafiosa invece a Giovan Battista Agate, 68 anni, fratello del boss massone Mariano. A processo, funzionari del Comune di Mazara e imprenditori vicini al capo dei capi, Matteo Messina Denaro.
Luigi Franzinelli è accusato di reati commessi tra il 2004 e il 2007. Quello che sfugge alle cronache giudiziarie è che proprio in quegli anni Franzinelli e alcuni suoi familiari sono in affari con Corrado Costanzo, l'attuale direttore finanziario della Saras di Cagliari, il gruppo petrolifero dei fratelli Moratti. Insieme si occupano della realizzazione del parco eolico di Ulassai per conto della Saras. Né i Moratti né Costanzo, come risulta dall'inchiesta, erano al corrente dell'attività in Sicilia dell'ex socio finito nei guai per avere aiutato la mafia. E dal 2008 hanno interrotto ogni rapporto con l'imprenditore e con i suoi familiari.
Quello di Franzinelli è il classico identikit dello 'sviluppatore': una figura tutta italiana nell'affare delle energie alternative. Lo sviluppatore è come un incursore: fonda o amministra società a responsabilità limitata da 10 mila euro, si accaparra i terreni, convince i Comuni, spiana la strada ai progetti, ottiene le concessioni e alla fine cede la società o l'attività alle grandi imprese che gestiranno i generatori e venderanno l'elettricità al gestore del servizio elettrico nazionale. Una sorta di testa di legno. E come per le più misteriose teste di legno, il passato non è custodito in Sicilia ma al Nord. Franzinelli è nato in provincia di Trento, a Molina di Ledro. Prima di diventare imprenditore dell'energia, si fa notare come segretario della Cgil in Trentino.
Negli atti dell'inchiesta sulla mafia di Mazara oltre alla Sud wind, che non ha nessun legame con il gruppo Saras dei Moratti, si accenna al suo ruolo di amministratore delegato nella Sarvent di Cagliari. Questa è una srl da 10 mila euro costituita il 14 giugno 2001 da Franzinelli e da Antonio Aquara, il socio condannato con lui a Palermo. Nel 2002 parte delle quote vengono vendute alla Ensar srl, la società elettrica dei Moratti. E poco dopo, a un'altra società del gruppo Saras, la Sardeolica nella quale Franzinelli viene nominato amministratore delegato e Aquara consigliere, accanto al presidente Corrado Costanzo. Nel 2003 la Sarvent viene incorporata nella Sardeolica e scompare. E a fine 2004 Franzinelli e Aquara escono dal consiglio di amministrazione. Nello stesso periodo però il gruppo dei Moratti costituisce a Cagliari con Luigi Franzinelli e i suoi familiari una società di progettazione nel settore eolico, la Nova Eolica srl, passata nel 2008 sotto il controllo totale del gruppo Saras. L'uscita dei Franzinelli avviene proprio mentre l'imprenditore trentino è sotto inchiesta per i rapporti con la mafia.
Alla fine del balletto di quote e cariche, la concessione sul terreno comunale del parco eolico di Ulassai, finanziato dal fondo europeo di sviluppo per un totale di 2.900 ettari, rimane alla Sardeolica. Nel bilancio 2008 la società dichiara un giro d'affari di 23 milioni e 800 mila euro grazie all'elettricità ricavata dal vento e una produzione in grado di soddisfare il fabbisogno di 160 mila famiglie. Il Comune di Ulassai, per la concessione, incassa ogni anno da Sardeolica 761mila euro. Il progetto ha creato 20 posti di lavoro. Ma le famiglie e le imprese del paese non hanno nessuna agevolazione sui consumi elettrici.
Da quando l'alleanza trasversale centrodestra-centrosinistra ha bocciato il piano paesaggistico e due anni fa ha provocato le dimissioni del governatore Renato Soru, gli 'sviluppatori' investono ovunque. Cercano accordi direttamente con i Comuni a caccia di soldi e posti di lavoro o con le altre amministrazioni locali. Così ha fatto nei mesi scorsi Stefano Rizzi, 48 anni, genovese residente a Montecarlo. È l'amministratore unico di una società con capitale in Lussemburgo, la Is Arenas renewable energies, che vorrebbe costruire una piattaforma eolica proprio davanti alla spiaggia gioiello di Is Arenas, vicino a Oristano. Rizzi è anche socio in provincia di Bergamo di un'azienda del gruppo K. R. Energy di Milano, che nel 2008 a sua volta si è fusa con la Kaitech spa. Secondo un'interrogazione alla Camera presentata lo scorso ottobre dall'ex presidente della Regione Mauro Pili (Pdl), nelle casse della Kaitech sarebbero passati soldi del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. L'inchiesta della Procura di Palermo è del 2005. In quell'anno presidente del consiglio di amministrazione della Kaitech è Stefano Camilleri, sindaco di Palermo nel 1984 e dimissionario dopo appena 22 giorni.
Già tre anni fa Italia nostra e altre associazioni ambientaliste intuiscono cosa sta accadendo: "L'approssimazione e la mancanza delle più elementari regole di pianificazione stanno caratterizzando la proliferazione degli impianti di produzione energetica da fonte eolica", è scritto nel dossier 2007 sull'Italia: "Assistiamo alla progressiva perdita di grandi valori territoriali legati al paesaggio, nonché alla decadenza delle regole democratiche nelle piccole comunità sotto la spinta di interessi economici". Un allarme che oggi può essere trasferito in Sardegna. Dove le imprese pronte a dare l'assalto al vento raramente sono sarde. Come la Vento Macchiareddu tirata in ballo nell'inchiesta sul faccendiere Flavio Carboni: sede a Napoli e interessi nei progetti eolici del Consorzio per l'area di sviluppo industriale nella zona Macchiareddu a Cagliari. Le quote societarie fanno riferimento a Francesco Azzarito, Cristina La Marca, Angela Leone, imprenditori napoletani che tra le loro attività vantano anche il noleggio di barche e pedalò. E che dopo essersi occupati delle discariche campane, danno la caccia al vento e ai finanziamenti. Dalla Puglia alla Sicilia.
Non sono sardi nemmeno i proprietari della Geopower Sardegna srl. L'impresa che sta cambiando i connotati alle montagne di granito rosso tra Buddusò e Alà dei Sardi è stata costituita con 10 mila euro e appartiene alla britannica Falck renewables limited, dell'omonimo gruppo milanese. È uno dei progetti curati direttamente dai committenti, senza interventi di mediatori e 'sviluppatori' sospetti. I lavori sono tuttora in corso. Nel 2007, durante la presidenza Soru, la Regione ha fermato il cantiere. Contava sul piano paesaggistico che prevedeva la costruzione di torri eoliche soltanto nelle zone industriali o già compromesse. Nove mesi dopo il Tar ha dato ragione alla Geopower, che aveva ottenuto tutte le autorizzazioni richieste. Così sopra i sughereti della Gallura vedremo presto 69 eliche alte novanta metri. Daranno lavoro a 25 persone del posto e, secondo i sindaci dei due Comuni favorevoli al progetto, forniranno elettricità a buon mercato. In Sardegna maestrale e libeccio non mancano. Ma grazie agli aiuti pubblici, l'eolico italiano è anche un affare. Che troppo spesso soffia nella direzione sbagliata: invece di produrre energia pulita e proteggere l'ambiente, alimenta l'economia sporca e il potere dei clan.
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