di Giovanni Maria Bellu
fonte: http://www.unita.it/news/ambiente/98449/carboni_locculto_consigliere_delleolico_sardo
Sarà stato per l’euforia dell’assoluzione dall’accusa dell’omicidio di Roberto Calvi. Fatto sta che Flavio Carboni ha rivelato di essere una sorta di consigliere occulto della maggioranza che governa la Sardegna. Al punto di aver indicato il nome del presidente dell’Arpas, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale: quell’Ignazio Farris che da qualche giorno, assieme allo stesso Carboni e al coordinatore del Pdl Denis Verdini, è indagato per concorso in corruzione dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma nell’ambito dell’inchiesta sul “comitato d’affari” che si sarebbe spartito gli appalti per la costruzione di alcuni impianti eolici nell’isola.
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Intervistato da La Stampa e dal quotidiano Il Sardegna, l’ormai settantottenne “uomo d’affari” ha tranquillamente riconosciuto di aver suggerito il nome di Farris («È una brava persona. Mettere una buona parola, una raccomandazione, che reato?») e di averlo sostenuto. In che modo l’ha chiarito lo stesso presidente della Regione Ugo Cappellacci che proprio ieri è tornato nell’isola dopo una settimana negli Stati Uniti: «Per la scelta di Farris, che non nego, fu decisiva la segnalazione di Verdini. Del resto si trattava del capo del mio partito».
Cappellacci non ha trovato un bel clima nei suoi uffici: i carabinieri inviati dalla Direzione antimafia, che la scorsa settimana avevano fatto visita all’assessorato all’Industria, l’altro ieri si sono presentati al secondo piano del palazzo della Regione, dove si trova la direzione generale, e hanno clonato il contenuto di un pc. Gli investigatori tentano di capire se l’attività del “comitato d'affari”, oltre alla nomina dell’amico di Carboni alla guida dell'Arpas, abbia prodotto altri risultati. Chissà, magari qualche delibera poi non registrata.
L’inchiesta della Dda romana - a condurla è l’aggiunto Giancarlo Capaldo - è stata avviata nel 2008. Fu allora che gli inquirenti rilevarono le prime tracce del “comitato d’affari”. Secondo l’ipotesi del magistrato, era costituito da alcuni imprenditori del Nord che, su invito di Flavio Carboni, avevano messo assieme diversi milioni di euro da investire nell’eolico in Sardegna. Sempre secondo l’ipotesi investigativa, questo denaro poi transitò nelle casse della Banca di credito cooperativo, della quale Verdini è presidente (e che è stata già perquisita).
Ma Carboni non ebbe solo il ruolo di collettore del denaro. Assunse anche quello di “promotore” (o “sviluppatore”), figura già emersa in altre inchieste giudiziarie sui business criminali attorno alle energie alternative. Si tratta dell’uomo che, attraverso i suoi contatti e la sua esperienza, apre la strada alla costruzione delle centrali. Insomma, uno che sa quali ingranaggi politici e amministratori oliare, e come. Si comprende dunque l’imbarazzo di quanti hanno avuto occasione di incontrarlo nei mesi durante i quali, secondo gli investigatori, svolgeva quest’attività.
Di certo Verdini e Cappellacci furono tra loro. Ci fu un incontro a Roma nella casa di Verdini, poi - ha riconosciuto lo stesso presidente della Regione - ce ne furono altri in Sardegna. Uno in un albergo di Cagliari e un altro in un convegno a S. Margherita di Pula. Non basta: Carboni, seduto accanto a Verdini, presenziò al discorso di Silvio Berlusconi in occasione dell’apertura della campagna elettorale di Cappellacci. Una conoscenza di lunga data: «Con Cappellacci - ha detto Flavio Carboni - ci siamo incontrati diverse volte, soprattutto quando non era presidente».
Il capo del governo sardo ha negato che in quegli incontri si sia parlato di politica. Quanto al summit nella casa romana di Verdini, a la Stampa ha detto: «Flavio Carboni mi chiese informazioni sulla possibilità di sottoscrivere accordi di programma con la Regione Sardegna su fonti energetiche alternative. Io gli spiegai che non era possibile. Che la precedente normativa lo consentiva, ma che adesso non era più possibile». Curiosamente Carboni, nell’intervista a Il Sardegna, di quell’incontro ha fornito una versione diversa. Ha detto, infatti, che non si parlò di impianti eolici. E ha aggiunto: «In Sardegna chiesi una sola autorizzazione, tantissimo tempo fa, per un impianto del Nord che non mi diedero. Altro che favori, io dovrei essere molto arrabbiato con questa amministrazione regionale».
E qua le due versioni tornano a coincidere. Perché Ugo Cappellacci oggi si presenta come il più accanito tra gli oppositori alle centrali eoliche: «Ho bloccato le pale come un talebano». A sostegno di questa tesi, una delibera adottata meno di un mese fa (poco prima che l’indagine giudiziaria esplodesse) che annuncia l’istituzione di una società, “Sardegna energia”, incaricata di occuparsi di energie alternative.
Ma prima? Forse Carboni non ha mentito a proposito di quella richiesta di autorizzazione avanzata «tantissimo tempo fa». Cicito Morittu, assessore all’Ambiente della giunta guidata da Renato Soru, fa risalire agli anni tra il 2001 e il 2004 la comparsa nell’isola dei primi “sviluppatori”. Alcuni dei quali, aggiunge, «rispuntano oggi nelle indagini della magistratura romana».
«In quegli anni furono presentate 87 richieste di impianti eolici per un totale di 3750 megawatt di potenza e di tremila torri disseminate su tutte le cime montagnose della Sardegna». L’isola era governata dal centrodestra. Prima dalla giunta guidata da Mauro Pili, poi da quella guidata da Italo Masala, con Ugo Cappellacci assessore alla Programmazione e al Bilancio. Di tutti questi impianti, i più importanti furono approvati. Salvo essere poi bloccati, nel 2004, dalla legge salvacoste della giunta Soru. Nel 2007, con la legge finanziaria, il governo di centrosinistra definì le modalità (accordi di programma e bandi) per lo sfruttamento del vento a fini energetici. E la gestione fu affidata a un ente regionale, l'Enas, quello che si occupa degli acquedotti, con l'obbiettivo di dimezzare il costo dell’acqua tagliando, attraverso il vento, il costo dell'energia.
Tutte queste norme (e anche i finanziamenti all’ente regionale) sono state abolite dalla giunta Cappellacci poco dopo l’insediamento. Per questo, ha scritto l’ex assessore Morittu e ha ribadito Renato Soru in un’intervista apparsa ieri su La Nuova Sardegna - è difficile credere alle attuali posizioni “talebane” di Ugo Cappellacci..
(09 maggio 2010)

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