LE PAROLE mercoledì 18 febbraio 2009 07:00 - IL GIORNALE
(SteFil ) Il «day after» del neoeletto governatore è quasi uguale alle giornate degli ultimi due mesi. Sveglia presto, interviste, conferenze stampa, riunioni, mancano soltanto le scorribande e i comizi su e giù per la Sardegna. Niente festeggiamenti particolari per la vittoria, nessun proclama da conquistatore. Ugo Cappellacci non infierisce sugli avversari sconfitti, che si chiamano Renato Soru e Walter Veltroni. Da Cagliari è partito un terremoto dall’onda lunga, ma il presidente della regione non si fa prendere dall’entusiasmo. Il messaggio è: devo mettermi a lavorare per la Sardegna.
La notte è stata lunga nella sede del comitato elettorale di vico Logudoro, nella vana speranza di andare a letto conoscendo i risultati definitivi. La sveglia porta però la notizia che il vantaggio su Soru è salito a oltre il 9 per cento, un margine nettissimo, imprevisto da tutti, compresi i maghi dei numeri del centrodestra sardo che domenica ipotizzavano un paio di punti di vantaggio e lunedì sera giuravano che sarebbero stati almeno 6-7 mentre i risultati parziali ne attribuivano a Cappellacci 4 o 5.
Prima delle 9 il trionfatore è già in televisione, in diretta su Canale 5. «La Sardegna è una terra particolare anche in materia di sondaggi - sorride -. È successo semplicemente che gli elettori hanno bocciato la Sardegna virtuale rappresentata dal centrosinistra, un paese dei balocchi inesistente. Ha vinto l’isola reale, quella con tanti problemi e una crisi senza precedenti. I sardi hanno compreso che l’attenzione del presidente Berlusconi tanto strumentalizzata è in realtà una grandissima opportunità per questa terra».
Verso le 10 Cappellacci è nella sede del Centro elaborazione dati della regione per capire come mai lo scrutinio vada così a rilento. È una prima presa di contatto con il palazzo dove sta per fare ingresso. Alle 11 una lunga conferenza stampa ancora nel segno del «low profile», maniche rimboccate e niente trionfalismi. Cappellacci vuole però marcare la «forte discontinuità» rispetto agli ultimi cinque anni. Sottolinea il lavoro di squadra che ha portato alla vittoria, «la forza delle idee di tanti e non l’impegno di uno solo», e ribadisce: «Sarò il presidente di tutti, lavorerò per il bene comune». Apprezza il contributo di tutti gli alleati e la coesione del centrodestra, «la cui cartina di tornasole è il risultato drammatico di una coalizione che la coesione l’aveva persa da tempo».
I primi passi del neogovernatore saranno la scelta degli assessori («mi auguro con tutto il cuore che non ci voglia più di una settimana, dipende anche da quando arriveranno i risultati definitivi, ho in mente nomi di persone competenti e piene di passione per la Sardegna») e l’affronto delle emergenze: lavoro, disoccupazione, povertà. La sua sarà «una politica capace di dialogare, all’insegna della collaborazione con il governo centrale e gli enti locali territoriali»: un dialogo «che in questi anni è mancato». In tempi stretti bisogna varare la legge finanziaria che le dimissioni di Soru hanno impedito di approvare. E come ha fatto Silvio Berlusconi con i Consigli dei ministri a Napoli, anche Cappellacci potrebbe convocare delle giunte «itineranti» per segnare «una forte presenza della nostra amministrazione sul territorio».
C’è tempo anche per qualche considerazione personale: «Non ho mai pensato di non farcela perché ho pensato soltanto a lavorare. Certo non mi attendevo un esito di queste proporzioni». Il dato più eclatante? «La vittoria in zone tradizionalmente di sinistra come il Nuorese, l’Ogliastra e gli agglomerati industriali». La critica che non dimentica? «Tante, soprattutto quelle personali. Ma non cederò alla tentazione di togliermi i sassolini dalle scarpe». Al G8 della Maddalena preferisce i Bronzi di Riace o i Giganti del Monte Prama (grandi sculture nuragiche)? Risposta scontata e sorridente: i giganti.
Dopo i giornalisti tocca a decine di sostenitori che vengono a complimentarsi. Il pomeriggio è dedicato alle prime riunioni con gli alleati. La parola d’ordine è «lavorerò per unire anziché dividere». La nomina degli assessori è il primo banco di prova.
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I FATTI Domenica 08 marzo 2009 08.54 - L'UNIONE SARDA.it
Giunta: è il giorno delle decisioni Cappellacci ha chiuso le trattativeOggi, sarà l'ultimo giorno senza una Giunta. Il presidente Ugo Cappellacci ha tempo fino a stasera per schierare in campo la sua squadra, altrimenti un qualunque ricorso potrebbe costringere i sardi a tornare al voto
Si arriva alla formazione dell'esecutivo alla fine di un lunghissimo lavoro e tante ricuciture, perché anche ieri non sono mancati gli strappi. Uno, forte, in avanti, è stato fatto dal leader di An Gianfranco Fini, in tarda mattinata, sulla sfida per la presidenza del Consiglio regionale: «Artizzu non si discute», avrebbe detto nel corso di una telefonata con il governatore. Oggi (dalle 8,30, viale Trento), Cappellacci ricomincia con le consultazioni, un partito dopo l'altro. Alle 22,30, ieri, era stato annullato il secondo vertice di maggioranza, convocato poche ore prima. Gli incontri di oggi serviranno a limare gli ultimi spigoli e costringeranno i partiti a dare quei nomi, soprattutto femminili, che mancano per chiudere il cerchio.
I NUMERI C'è un giallo, legato alla composizione della Giunta. Perché si confrontano due scuole di pensiero, sul numero degli assessorati. La prima, della quale fanno parte avvocati e docenti del centrodestra anche in prima linea nell'opposizione alla maggioranza soriana, dove si afferma che la Giunta - fino all'approvazione della apposita legge attuativa - dovrà essere composta da 12 assessorati. La seconda, nella quale ci sono i consulenti ai quali si sarebbe affidato il governatore, non è d'accordo: gli assessorati possono essere 10, con deleghe ad interim e accorpamenti. Oggi si conoscerà l'indirizzo definitivo preso dal presidente, l'ipotesi della Giunta ridotta è quella più probabile.
LA POLEMICA Il confronto fra Forza Italia e Alleanza nazionale, fino a ieri notte, ha tenuto tutti al palo. L'impressione è che il centrodestra non arriverà in Consiglio regionale con una soluzione condivisa sulla carica più importante. Lo scontro interno (Claudia Lombardo-Ignazio Artizzu) per la presidenza del parlamento sardo non si è risolto, fra gli alleati si concedono più possibilità alla coordinatrice azzurra, ipotesi che permetterebbe a Cappellacci di chiudere con meno difficoltà il suo lavoro. E dietro la sfida per la poltronissima, si celano movimenti molto vicini nel tempo: la carica di coordinatore regionale del Pdl (che andrebbe ad An), quella di capogruppo in Consiglio (stessa sorte), scambi e favori che non troverebbero d'accordo alcune frange di Forza Italia.
LO SCHEMA Dodici assessorati, fino all'approvazione della nuova legge che stabilirà il passaggio a dieci. Oppure dieci, se riuscirà a passare la linea Cappellacci. Nella seconda ipotesi, il presidente assumerebbe (ad interim) il Bilancio e il Lavoro. A La Spisa (Pdl) andrebbero Industria e agricoltura, a Liori (Pdl) la Sanità, ad Asunis l'Urbanistica. La Baire potrebbe andare alla Pubblica istruzione (e Cultura), nello schema emerso ieri i Riformatori si sarebbero allontanati dal Turismo (verso l'Udc, che deve ripensare a un nome) per avvicinarsi ai Lavori pubblici, assessorato al quale sarebbe accorpato quello dei Trasporti. Ma tutto, in queste ore, sarà ridiscusso. Anche le opzioni dei singoli partiti.
ADA LAI La dirigente del Comune di Cagliari sembrava pronta per occupare la poltrona di assessore al Turismo. E invece le prospettive potrebbero cambiare, proprio a causa del decentramento delle cariche che il presidente intenderebbe rispettare. Ada Lai potrebbe andare a ricoprire un altro incarico, di alto livello, sempre in relazione col turismo. Anche per lei, quella di oggi sarà una giornata fondamentale.
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